Facoltà di medicina a numero aperto alla Kore di Enna. A chi conviene? studenti in rivolta

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In una nota congiunta l’Unione Universitari di Palermo, Messina e Catania esprime il proprio rammarico per la decisione dell’Università di Enna di aprire una facoltà di Medicina a numero aperto. Un’iniziativa che sarà battezzata dal segretario provinciale del PD Vladimiro Crisafulli, dal presidente della regione Rosario Crocetta e dall’assessore alla salute Baldo Gucciardi.

“Non c’è un modo diverso per definire la scelta di aprire ad Enna il corso di Laurea in Medicina – scrivono gli studenti – in collaborazione tra la fondazione “Proserpina” e l’Università rumena “Dunarea de Jos”. Di fatti non è un caso se il mese prossimo migliaia di studenti saranno in fila per i test d’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia nelle altre tre città universitarie siciliane, mentre ad Enna basterà una semplice compilazione on-line per intraprendere un corso di studi così tanto richiesto”.

“Ci chiediamo come sia possibile – prosegue la nota – che, nello stesso territorio possa avvenire una simile discriminazione: chi potrà pagare un’università privata avrà accesso agli studi in Medicina mentre tutti gli altri resteranno vincolati dalla legge che regolamenta l’accesso a tale facoltà. Il diritto agli studi non può in alcun modo essere vincolato dal potere finanziario degli aspiranti studenti”.

Per l’Unione universitari “Un “plauso” va certamente fatto alla coerenza degli uomini di Governo, dopo la presa di posizione in favore del “numero chiuso” da parte dell’On. Faraone – Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione – decidono poi di presenziare all’apertura di questa nuova facoltà con il nuovo assessore regionale alla Sanità Baldo Gucciardi. Ci preme mettere in guardia gli studenti da quelle che saranno le possibilità reali di questo corso di studi, negli anni è sempre risultato molto difficile fare il passaggio da un corso di studi estero (perché di questo si tratta) ad uno italiano, convalidare le materie e principalmente fare in modo che il proprio titolo di studi sia poi spendibile in territorio italiano”

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