“Facilitatori” della mafia. Quattro carabinieri coinvolti in vari reati, accusati di associazione

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Lari PreoccupatoUn’inchiesta della DDA di Caltanissetta su estorsioni e truffe ha portato oggi all’arresto di otto persone tra cui figurano quattro carabinieri, uno dei quali è stato condotto in carcere, gli altri ai domiciliari.

Devono rispondere, a vario titolo, di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata dalle finalità mafiose, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, millantato credito, truffa ed altri reati.  I militari coinvolti sono due marescialli e due carabinieri semplici. Tutti e quattro per anni hanno prestato servizio al Reparto Territoriale di Gela. Uno di loro ha da poco raggiunto la pensione.

Il Procuratore Sergio Lari, così come fatto in altre indagini che hanno coinvolto esponenti delle forze dell’ordine, ha lasciato le indagini allo stesso corpo, in questo caso il comando provinciale dei carabinieri, guidato dal colonnello Angelo De Quarto, insieme al ROS. E’ l’Arma, dunque che ha fatto pulizia in casa.

E’ emerso che i quattro militari avrebbero intrattenuto rapporti con sodalizi criminali, in particolare con il clan Alferi, una sorta di “terza via” della mafia, non inquadrato in Cosa Nostra, né nella Stidda, ma operativo in forze con numerosi giovanissimi sodali sul territorio.

Episodi di estorsione consumati dal clan ai danni di un imprenditore gelese e corruzione dello stesso imprenditore colpito anche lui dall’ordinanza, informazioni riservate, mediante la visione di fascicoli d’ufficio, accesso abusivo alle banche dati.

I provvedimenti cautelari, firmati dal Gip di Caltanissetta, scaturiscono da un’inchiesta della Dda originata dalle dichiarazioni di un pentito del clan di Gela guidato dal boss Giuseppe Alferi, che pianificava ritorsioni contro gli imprenditori che si ribellavano al racket. Gli inquirenti contestano inoltre l’attività di recupero crediti e di vigilanza ai beni aziendali, in cambio di favori ed utilità economiche; false dichiarazioni testimoniali e millantati crediti, nell’ambito di procedimenti penali inerenti sinistri stradali e vertenze di lavoro, per agevolare l’acquisizione di certificazioni amministrative presso gli uffici giudiziari locali.

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