"Essere chiamati dipendenti non è un problema, ma attenti all'antipolitica". Replica del consigliere Favata

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Non ha ritenuto rispondente al suo reale pensiero, la frase estrapolata dall’intervento nell’aula consiliare di Palazzo del Carmine. Il consigliere Antonio Favata, in particolare, puntualizza il significato su quella parte del nostro articolo in cui si è accennato a una sorta di insofferenza rispetto alla dicitura “dipendenti” utilizzata dal Movimento 5 Stelle per indicare i consiglieri o i parlamentari.
“Non ho nessun problema con l’essere chiamati dipendenti – spiega Favata – ma il mio intervento in aula era di tutt’altra natura. Il rischio, in una città non grande come la nostra, è che dall’antipolitica si passi alla mancanza di rispetto nei confronti di persone e rappresentanti in consiglio comunale che svolgono il proprio lavoro”.
Per il  funzionario tributario dell’Agenzia delle Entrate che ha deciso di svolgere la carica consiliare a tempo pieno (“avrei potuto sfruttare occasioni di carriera in questi anni, ma ho compreso che fare il consigliere richiede un impegno a tempo pieno”), “è troppo facile cavalcare l’antipolitica ergendosi a paladini”. “Ma io faccio il consigliere da vent’anni e non credo di dover prendere lezioni”.
Il consigliere comunale di “Officina Politica”, in aula era intervenuto a seguito del dibattito scatenato dal post di Facebook della consigliera M5S, Valeria Alaimo, che aveva fotografato l’aula vuota all’orario di convocazione.
“Eravamo tutti lì – spiega Favata – e il nostro lavoro non si misura solo con la puntualità ma con la qualità degli atti che vengono adottati, e se questi servono ad aiutare le persone”.

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