Eni ai sindacati: “impegni rispettati 53 cantieri aperti”. La replica: “Forse in Iraq?”

Dalla contrapposizione con il Governo nazionale al botta e risposta con l’Eni. I sindacati Cgil, Cisl e Uil rispondono a muso duro ad una nota della società petrolifera partecipata dallo Stato in cui si sostiene che “gli impegni presi sono stati rispettati e le attività procedono in linea con quanto previsto” in relazione al protocollo d’intesa del 6 novembre 2014 per la riconversione green della raffineria e una serie di investimenti correlati tra cui formazione alla sicurezza, bonifiche delle aree dismesse ma soprattutto l’avvio della bio raffinazione. I sindacati mettono in evidenza il cronoprogramma dove non c’è traccia dei cantieri di cui Eni parla.

fe01b5b189965b565c5a5e639418fb2aENI puntualizza, infatti, che “dalla firma dell’accordo sono stati aperti a Gela 53 cantieri tra le attività di produzione, manutenzione e di risanamento ambientale con un investimento pari a 200 milioni”. I lavoratori dell’indotto impegnati nel 2015 sarebbero stati 1062 a fronte dei concordati 900, mentre i propri dipendenti sarebbero stati 496 anziché i 400 stabiliti. “L’avvio della costruzione della Green Refinery – scrive l’azienda – è previsto per il primo trimestre del 2016″ ma dipende dalle autorizzazioni” che dovrebbero arrivare entro febbraio, cioè sette mesi dopo la domanda presentata a luglio. L’Eni inoltre starebbe utilizzando 70 tecnici locali per i lavori d’ingegneria riguardanti il progetto di sviluppo off-shore dei giacimenti di gas Argo e Cassiopea, “ritardato in attesa del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato”.

“Ma dove sono questi 53 cantieri – si chiedono i sindacati – forse in Iraq?”. Poi cominciano a sciorinare le cifre. Eni avrebbe sospeso per il 2015 e il 2016 le migliorie ai pozzi petroliferi tagliando 100 posti di lavoro nell’indotto. Avrebbe “sospeso anche molte attività di ingegneria a Gela, Bronte, Ragusa, Gagliano”. L’inizio della “costruzione della piattaforma” della bio

proseguono i presidi stradali a Gela
proseguono i presidi stradali a Gela

raffineria “sarebbe prevista dagli accordi già dall’ottobre 2015 ma non è stata ancora avviata”, dicono le segreterie sindacali che accusano il ministero dell’ambiente di “non utilizzare lo stesso metodo autorizzativo per i vari siti presenti in Italia”. Deroghe sarebbero state concesse alle altre raffinerie mentre “un nuovo e complesso iter ” burocratico per Gela, con inevitabili ritardi.

“Abbiamo letto il comunicato stampa divulgato dall’ENI in merito alla situazione industriale di Gela. Siamo nelle strade ormai da 48 ore, e se stiamo utilizzando questa forma di protesta è perché non solo siamo stati lasciati soli, per giunta l’ENI da un lato e il Governo dall’altro continuano a non dire la verità se fosse vero per quanto dichiarato non avremmo centinaia di lavoratori licenziati” dicono i segretari generali Ignazio giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania di Cgil, Cisl e Uil.

“L’ENI quest’anno ha sospeso molte attività di intervento nei pozzi finalizzate al miglioramento della produzione del greggio che avrebbero impiegato più di 100 unità lavorative dell’indotto e dei servizi per più di 6 mesi. Questa attività è inseriti nel cronoprogramma denominato “ottimizzazione della produzione ed esplorazione “ allegato 2 del protocollo” sotto la voce Workover . Attività previste nel 2015 e sono state sospese anche nell’anno 2016.

“L’allegato 2 del protocollo del 06.11.2014 – proseguono – è chiaro sin dalla prima lettura e si legge che “inizio costruzione piattaforma” è indicata in OTTOBRE 2015”.

“Altro elemento inquietante è che il Ministero dell’ambiente non utilizza lo stesso metodo autorizzativo per i vari siti presenti in Italia, determinando un gravissimo ritardo nel dare l’ok al VIA (valutazione impatto ambientale)”.

“Abbiamo le prove (dati pubblici) che per altre raffinerie green il Ministero ha emanato una deroga ai fini della riconversione dell’impianto come per esempio Marghera. Su Gela, invece, serve un nuovo e complesso iter autorizzativo che ha creato ritardi nel progetto di riconversione”.

“Perché 2 pesi e 2 misure? Dipende dall’interesse politico? Dove sono le garanzie del governo in merito all’iter autorizzativo per il rispetto del protocollo?”, chiedono ancora i sidnacati.

“Il Governo avii i processi di sburocratizzazione per agevolare l’avvio delle attività. Gela, la sua storia industriale, può essere recuperata solo con l’avvio immediato dei cantieri e con un intelligente accordo di programma che non può più attendere la firma del Governo, prima è meglio è per i gelesi e per il Sud Italia.

Tutto ciò emerge anche dalle molteplici riunione tra Eni e la categoria contrattuale di riferimento”

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