Emodinamica, Pagano (Lega): “Raddoppio Caltanissetta ed Enna? Rischio clinico per i pazienti e sperpero di denaro”

“La scorsa settimana si è diffusa la notizia di una prossima apertura di un nuovo reparto di Emodinamica presso l’Ospedale Umberto I’ di Enna. La notizia ha suscitato stupore perché raddoppierebbe l’offerta sanitaria, con una concorrenza assurda al reparto nisseno, che è noto per la straordinaria qualità dell’assistenza che fornisce e per la notevole quantità di pazienti che assiste. Ma ciò sarebbe una cosa utile per la sanità dei rispettivi territori ? Vediamo cosa dicono le disposizioni vigenti. In Sicilia sono state individuate quattro macroaree della rete IMA (Infarto Miocardico Acuto) corrispondenti alle Centrali Operative 118, essendo le due specialità strettamente interconnesse. Per il nostro territorio, il bacino selezionato è quello storico di Caltanissetta – Enna – Agrigento”. Lo afferma Alessandro Pagano, vice capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati.

“Studiamo adesso come viene soddisfatta l’utenza nell’area che a noi interessa:
– Il bacino di utenza della provincia di Agrigento (quasi 500.000 abitanti) è soddisfatto dalle due emodinamiche site in Agrigento e Sciacca (quest’ultima assiste anche i numerosi pazienti della parte sud della provincia di Trapani);
– Nella provincia di Enna, i pazienti infartuati di Troina, Capizzi, Cerami e Nicosia in atto (ma anche in futuro in caso di ipotetica Emodinamica ad Enna), sono trasportati in ospedale solo con l’elisoccorso (a Caltanissetta o a Catania, sedi di Elisoccorso), a causa della dislocazione geografica e della impervia orografia che non consente e mai consentirà di raggiungere un reparto di emodinamica in 30’ ;
– I pazienti di Catenanuova e Regalbuto invece già oggi vengono ricoverati a Catania stante la breve distanza;
– l’emodinamica di Caltanissetta in atto copre i bisogni sanitari IMA (infarto miocardico acuto) di 430.000 cittadini circa (provincie di Caltanissetta e di quasi tutta Enna) che rappresentano e rispettano lo standard di sicurezza minimo imposto dal Decreto Balduzzi (rapporto annuo di ogni operatore pari a circa 250 procedure l’anno). Chiaramente l’apertura di una nuova Emodinamica a 30 minuti di distanza farebbe diminuire le statistiche di Caltanissetta e in qualunque caso mai giustificherebbe Enna, giacché i costi diventerebbero assurdamente fuori controllo e la qualità dell’assistenza, con un numero di pazienti molto più basso per entrambi, ovviamente si livellerebbe sotto lo standard medio, con conseguenti rischi per la salute dei pazienti. Non avendo un bacino di utenti sufficiente, la Emodinamica nissena andrebbe in perdita; altrettanto clamorose, anzi peggio, sarebbero le perdite economiche della ipotetica futura Emodinamica di Enna (quest’ultima addirittura conterebbe su un bacino di utenza di appena 158.000 abitanti, che contravverrebbe al principio del superamento della frammentazione, e/o duplicazione delle strutture, così come previsto dalla Legge Regionale 5/2009 (norme per il riordino del Servizio Sanitario Regionale), causando oltre che danni alla salute dei pazienti per la scarsa qualità offerta, anche un grande sperpero di denaro pubblico. Anche il GISE, la Società Scientifica che si occupa di interventistica, per bocca del prof. Corrado Tamburrino, maestro e mentore di gran parte degli emodinamisti siciliani, stimatissimo a livello nazionale e internazionale, nel loro ultimo congresso regionale, ha espresso “diniego assoluto, considerando la creazione di nuove Emodinamiche, come quella ennese, un assurdità sanitaria ed economica”.

“Alla luce di quanto esposto – conclude Pagano – è chiaro che l’apertura di una nuova emodinamica ad un tiro di schioppo dall’attuale, abbasserebbe l’attuale ottimo livello sanitario del Sant’Elia e porterebbe al mal funzionamento di entrambe, sperperando notevoli risorse finanziarie che potrebbero essere investite per attivare specialità mancanti.  Forse la sfida fra le due ASP dovrebbe misurarsi proprio sui servizi mancanti (che non sono pochi) e non su uno sterile campanilismo sanitario di cui nessuno francamente avverte il bisogno”.

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