Ematologia, pazienti e associazioni scrivono a Musumeci e annunciano una mobilitazione

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“Messa a conoscenza delle autorità preposte della gravissima condizione in cui versa il reparto di Ematologia del Presidio Ospedaliero della città di Caltanissetta”. E’ questo l’oggetto di una lettera che le associazioni AIL Caltanissetta e A.per.Te hanno trasmesso al Presidente alla Regione Siciliana, Nello Musumeci, all’assessore alla Salute, Ruggero Razza, al sindaco di Caltanissetta Dott. Roberto Gambino e alla presidente della VI commissione del Consiglio Comunale della Città di Caltanissetta Angela Caruso.

“Con la presente le associazioni AIL sez. di Caltanissetta e A.per.T.E – associazione per la tutela delle emoglobinopatie – desiderano informare la S.V. delle gravissime carenze strutturali in cui versa il reparto di ematologia del Presidio Ospedaliero “Sant’Elia” della città di Caltanissetta. Le emergenze riguardano l’insufficiente organico di dirigenti medici e la condizione di accorpamento del reparto di ematologia con quello di oncologia – che si protrae dal mese di marzo e si paventa possa protrarsi fino al risanamento del deficit dell’organico. AIL sez. di Caltanissetta_rec. Telefonico: 3295743657 – via Laterizi, 5 – 92024 Canicattì (AG) Il reparto ha visto negli ultimi tre anni la perdita di ben cinque unità di dirigenti medici ematologici – di cui una mai vista in realtà – mai sostituiti e reintegrati. Le perdite, lente e sanguinolente, hanno inizio nel 2017 con il pensionamento del direttore dott. Michele Rizzo; segue nel luglio 2017 la cessazione volontaria di una unità a tempo determinato, assunta un anno prima; nel maggio 2019 con la concessione di mobilità di una unità a tempo indeterminato – per trasferimento in altra provincia – e a gennaio 2019 con la cessazione di servizio volontaria di una quarta unità. La quinta unità persa sopra citata, mai vista in realtà, è un dirigente medico assunto nel Aprile 2018 (nota n. 326 del 27/03/2018) a seguito della necessità – espressa dal Responsabile della U.O. Ematologia – di provvedere al conferimento di incarichi a t.d. di dirigenti medici di ematologia, al fine di non interrompere l’erogazione dei LEA. Il dirigente medico assunto non si è mai visto in reparto se non i primi giorni, perché con un atto interno, è stato trasferito a prestare servizio presso l’UOSD di Talassemia – che non ci pare risulti dipendere dalla U.O. di Ematologia. Tanto che nella nota n. 982 del luglio 2019, la direzione accoglie le dimissioni volontarie del dirigente incaricato a t.d. presso U.O.C. di ematologia – così si legge nella nota. La perdita, a questo punto di cinque medici, è avvenuta nel corso di tre anni e non in una manciata di mesi. Nulla è stato fatto in tre anni per rimpinguare il personale. Non è stato nominato un dirigente medico, né colmati i posti resisi vacanti. In beffa all’incremento previsto già nella dotazione organica 2017, che prevedeva dieci unità con assunzione programmata nel triennio. L’organico dei medici, tralasciando detto incremento, dovrebbe contare almeno su sei unità più un direttore di reparto . Oggi siamo a tre dirigenti medici che devono assicurare turni per 24 h 7 giorni su 7. Infine, per completare il quadro della vicenda del personale medico, il concorso bandito a ottobre scorso per dirigente medico di ematologia vede pervenire due richieste nella graduatoria di dicembre. Ebbene a febbraio viene conferito l’incarico ma il dirigente medico individuato, non viene assegnato all’Ematologia, ma ad altro servizio – ancora una volta alla UOSD di talassemia. ( deliberazione n. 1513 del 10.10.2019, n. 2385 del 27/12/2019, n. 408 del 21/02/2020). Il reparto rimane con due unità di personale medico ed una con la funzione di responsabile, prossima anche lei al pensionamento. DUE UNITÀ A FRONTE DI SEI! Stessa grave carenza investe il personale paramedico. Aspettative per maternità, mobilità concesse in uscita, inspiegabili spostamenti di unità altamente professionali, le cause. Risultato: non si riescono a garantire i LEA – livelli essenziali di assistenza, si riescono a mala pena a garantire le terapie”.

“Come se ciò non bastasse, il reparto un mese fa viene accorpato con l’oncologia. Emergenza Covid – dicono i vertici dell’Azienda. Scelta scellerata e irresponsabile. Collocano il reparto al quarto piano, adiacente il blocco operatorio, destinato a sala intensiva Covid, in barba alla differenziazione dei percorsi, ben segnalati e millantati all’esterno […]. Pazienti ammassati, assembrati in stanze di sei metri quadri. Due stanze per il DH dell’ematologia – anche perché ormai si fa solo terapia giornaliera – una delle quali viene utilizzata anche per eseguire prelievi e visite. Due posti letti di ricovero a fronte di sei, con pazienti “appoggiati” in altri reparti. Pazienti ematologici immunodepressi che dovrebbero avere un reparto protetto, con tutte le misure previste per legge. Chissà se Lei, Presidente Musumeci – che ha varato importanti provvedimenti per il contenimento del contagio – è a conoscenza del fatto che gli assembramenti più preoccupanti avvengono proprio all’interno dei reparti ospedalieri. Come se non bastasse oltre a stipare personale e pazienti esponendoli ad alto rischio di contagio, è stato commesso un gravissimo errore di attuazione dei protocolli di contenimento Covid. Errore di superficialità, pressappochismo, inaudita leggerezza ed inarginabile incompetenza, segnalato al Dott. Caltagirone e ignorato. I pazienti già immunodepressi hanno visto la loro vita messa ad altissimo rischio dall’audace scelta di riportare in reparto un paziente sospetto Covid a meno di sei ore da tac e tampone. Non si sapeva dove dovesse essere accolto il caso sospetto. Il paziente è deceduto il giorno dopo. Ha stazionato quattro ore in reparto in attesa che i vertici decidessero dove ricoverarlo. Ad oggi nessun riscontro alla richiesta di chiarimenti inviata alla Direzione Generale. Nessun risultato di tampone, sempre che sia stato fatto, nessun intervento di indagine sul personale che quel giorno è venuto a contatto con il caso sospetto. E proprio il caso di dire: siamo nelle mani del Signore! Però oggi, dopo due mesi di essere stati irresponsabilmente esposti al contagio, oggi non si accede in reparto senza aver effettuato il tampone ed aver ricevuto l’esito negativo. Terapie trasfusionali e chemioterapiche rinviate e tutte riprogrammate aspettando il tampone. Ma poi questo tampone verrà effettuato ogni volta che i pazienti effettueranno accesso al reparto??? Perché se così non fosse non se ne comprendiamo la necessità che ha provocato un immane disagio e problemi non indifferenti nella somministrazione delle terapie. Ci preme precisare che l’accorpamento, nato come detto per far fronte all’emergenza Covid, permette di risolvere una ben più critica e incancrenita situazione, giacché “unendo le forze con l’oncologia la situazione è sotto controllo” (cfr. dott. Caltagirone in una dichiarazione rilasciata ad un’ emittente locale).

Nulla è sotto controllo e il Direttore potrebbe appurarlo di persona, se scendesse a far visita al reparto per costatare lo stato dei fatti. Avrebbe modo di verificare che le nostre denunce non sono favole o illazioni gratuite. L’accorpamento nella realtà dei fatti non finirà con l’emergenza Covid, finirà con il rientro dell’emergenza derivante dalla mancanza di personale, se ci sarà. Questi accorpamenti gli utenti li subiscono con prepotenza ormai da anni, tanto che l’eccezione è diventata prassi legittimizzata. Iniziano a giugno e normalmente cessano a ottobre novembre. La causa è sempre stata la mancanza di personale, soprattutto infermieristico. Si tratta di un escamotage cui la direzione fa ricorso per concedere, allo sparuto personale del presidio, di poter usufruire delle ferie estive. L’accorpamento messo in atto in piena pandemia è un atto irresponsabile perché, come è avvenuto e avviene giornalmente, espone pazienti – già immunodepressi – a rischi altissimi. Il 12 Novembre 2019 una delegazione di pazienti era stata ricevuta dal Direttore Generale dell’ ASP di Caltanissetta Dott. Caltagirone. Aveva assicurato alle associazioni che entro Dicembre sarebbe arrivata un’unità medica. Verrebbe da chiedere di quale anno? Aveva annunciato anche – con l’imminente reclutamento – l’arrivo di personale infermieristico.

In effetti due mesi dopo una infermiera con grande esperienza è stata trasferita in un altro reparto e al suo posto è stata assegnata una giovanissima infermiera appena immessa in servizio, che dopo qualche mese è già stata trasferita, creando quindi una ulteriore carenza. Giochiamo a carte scoperte. Qual è il progetto? Quali sono le volontà? I diritti dei pazienti sono diritti oggettivi, sono tutti uguali. Non possono seguire logiche soggettive e personali, né tanto meno politiche. Non si venga a dire che non ci sono medici, che i bandi vanno deserti. Sappiamo che non è così! Quando si vuole potenziare un reparto che versa in gravissime e insostenibili condizioni di emergenza capaci di pregiudicare gravemente l’erogazione di servizi assistenziali minimi, non si concedono le mobilità in uscita se non si hanno garanzie su quelle in entrata. Questo non lo diciamo noi, lo ha dichiarato il Dott. Caltagirone in occasione dell’incontro. Ha riferito che le altre Aziende ci concedono le mobilità in entrata vincolate. Noi invece – che vantiamo personale in esubero – lo concediamo con estrema facilità. Vogliamo ricordare che il Reparto di Ematologia è l’unico in centro Sicilia. Serve tutta la provincia e le province limitrofe di Enna ed Agrigento. Era un reparto in cui si faceva diagnosi e cura . Garantiva sei posti letto per i ricoveri ordinari e assicurava un alto livello di assistenza ai numerosi pazienti in regime di day hospital e day service. Oggi, al più, si riesce a fare il meno peggio. I pazienti ematologici non sono nelle condizioni di compiere 200 – 250 km al giorno per andare in uno dei centri delle città metropolitane dell’isola. Non sono nelle condizioni e non devono! Tanto più se, come si legge nei titoloni della stampa, il Presidio Ospedaliero di Caltanissetta è un centro Hub di secondo livello! Questa lettera ha il valore di un annuncio: i pazienti non ci stanno più. Hanno messo insieme le loro voci, la loro rabbia, la loro tenacia. Da ora in poi intraprenderemo come associazioni – in maniera congiunta – delle azioni forti a vari livelli. Vogliamo chiarezza. Vogliamo che si accendano i riflettori su questa vicenda. Adesso, non quando ci troveremo senza reparto. Perché se la strategia è quella del lento e indolore adattamento al disagio, l’averla capita per tempo scongiurerà il rischio della fine. Le associazioni Ail sez. di Caltanissetta e A.per.T.E. – associazione per la tutela delle emoglobinopatie, per tutte le motivazioni sopra espresse, vista la mancata interlocuzione con la direzione, annunciano un sit-in di protesta presso la sede della Direzione Generale martedì 16 Giugno alle ore 10.00 e avrebbero il piacere di sentire la Vs vicinanza”.

La Presidente dell’AIL sez. Caltanissetta

dott. Enza Lo Coco Martorana

La Presidente di A.per T.E. di Caltanissetta

dott. Paola Giammusso

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