Ebrei salvati al confine. Medaglia d’oro al Merito civile alla memoria per la nissena Giuseppina Giovanna Panzica

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Salvò numerosi profughi ebrei e perseguitati politici aiutandoli a fuggire in Svizzera, collaborando con un finanziere, prima di essere arrestata e deportata nel campo di concentramento di Ravensbruck in Germania. Per questa sua coraggiosa attività, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito la medaglia d’oro al Merito civile alla memoria della signora Giuseppina Giovanna Panzica, classe 1905 nata a Caltanissetta. Madre di quattro figli e sposata con il finanziere siciliano Salvatore Luca, poi in congedo durante la seconda guerra mondiale, la signora Panzica aiutò numerosi ebrei a transitare il confine con la Svizzera, attraverso il giardino della propria abitazione di Ponte Chiasso in provincia di Como, dove abitava con la famiglia. Aderì al “Gruppo Frama” – dalle iniziali di Ezio Franceschini e Concetto Marchesi – collaborando con il finanziere Gavino Giovanni Tolis, partigiano sardo appartenente alle Fiamme Gialle, morto nel campo di concentramento di Mathausen nel 1944 e decorato della Medaglia d’oro al Valore civile.

A proporre il riconoscimento è stato il Maggiore Gerardo Severino, direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza, che ha riportato alla luce la semisconosciuta storia di questa nissena.

“La storia della signora Giuseppina Panzica – spiega il maggiore Severino – è emersa nel corso delle ricerche che il Museo sta portando avanti da molti anni, nel tentativo di ricostruire il contributo offerto dalle Fiamme Gialle per la salvezza degli ebrei e dei perseguitati dal nazi fascismo. Nell’esaminare la posizione del Finanziere Gavino Tolis ci siamo imbattuti nell’eroina siciliana, alla quale poi ha fatto seguito la proposta di medaglia d’Oro”.

“Ringrazio il Museo storico della Guardia di Finanza per l’attività di studio e divulgazione di queste storie di coraggio impareggiabili – afferma il sindaco, Giovanni Ruvolo -. Nel giorno del 25 aprile, festa della Liberazione, tra i nisseni che si sono battuti per la libertà come Pompeo Colajanni e Salvatore “Ciro” Cacciatore, oggi possiamo annoverare l’impegno di Giuseppina Panzica che ha dimostrato come si può lottare per un’ideale di giustizia e mettere in pratica la solidarietà umana, a rischio della propria vita anche a partire dal proprio giardino di casa”.

Verso la fine del 1943 il finanziere Tolis entrò in contatto con la famiglia Panzica-Luca, essendo venuto a sapere che la coppia di coniugi aveva già favorito l’espatrio clandestino di alcuni perseguitati ebrei. La rete di confine con la Svizzera passava proprio dal giardino della casa, al piano terra di via Vela 1, a Ponte Chiasso. Centinaia di ebrei e loro famiglie, ma anche militari sbandati dopo l’8 settembre 1943, vennero aiutati a fuggire in territorio neutrale. Giuseppina Giovanna Panzica collaborò anche con la Resistenza, facendo da staffetta per veicolare messaggi, corrispondenza e informazioni. Nell’aprile del ’44 sia il finanziere Tolis, nel frattempo passato alla Resistenza, che la signora Panzica, vennero segnalati al controspionaggio tedesco e la Gestapo li fece catturare dalla Polizia confinaria germanica di Ponte Chiasso. La signora Panzica venne arrestata e tradotta prima nel carcere comasco di San Donnino, poi a San Vittore a Milano, e quindi nel Lager di Bolzano. I suoi figli affidati ad un collegio. Nel campo di concentramento di Ravensbruck, infine, patì numerose sofferenze prima d’essere liberata dagli Alleati. La signora è deceduta a Como il 15 febbraio 1976. A custodire in questi anni le testimonianze sopravvissute a quei terribili momenti è stata la figlia, Rosaria Luca, una delle poche testimoni oculari degli eventi che accaddero in quel tratto di frontiera.

Queste le motivazioni con cui il 14 marzo 2018 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito la Medaglia d’Oro al merito civile alla signora Giuseppina Giovanna Panzica:

Dopo l’8 settembre 1943, avendo aderito al “Gruppo Frama”, collaborò con il finanziere Gavino Tolis nel salvataggio di numerosi profughi ebrei e perseguitati politici, aiutandoli a fuggire in Svizzera. Favorì, inoltre, il passaggio oltre frontiera di notizie, corrispondenza e ordini riservati, destinati alle brigate partigiane operanti nel comasco. Nell’aprile del 1944 venne arrestata e successivamente deportata presso il campo di concentramento di Ravensbruck in Germania, dove rimase fino alla liberazione, sopportando terribili sofferenze e torture. Splendido esempio di straordinario coraggio e di incrollabile fede nel valore della libertà. 1943/1945 – Frontiera italo – svizzera Ponte – Chiasso”.

In foto la famiglia Luca-Panzica in una foto degli anni ’30. Tratta da www.museostorico.gdf.it

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