Duemila in corteo “contro la smobilitazione della Raffineria”. Il 29 manifestazione nazionale a Roma

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Protesta organizzata da Cgil Cisl Uil per bloccare le intenzioni del gruppo controllato dal Tesoro. Che dal Mozambico prova a dare “rassicurazioni che non convincono”. Così i sindacati lanciano un nutrito pacchetto di iniziative.

DSC_0144Oltre duemila lavoratori dell’Eni di Gela, stamattina, assieme ai sindacati, hanno percorso in corteo la città, da contrada Betlemme alla prima rotonda della statale 417, sulla Gela-Catania. La protesta ha rallentato il traffico nell’arteria diretta all’est della Sicilia. Sarà seguita domani, martedì 22, da presidi e volantinaggi in due punti nevralgici di Gela: lungo la strada dei Due castelli e sulla rotonda di Settefarine, nei pressi del mercato settimanale.

Le iniziative sono parte della mobilitazione decisa da Cgil Cisl Uil per bloccare le intenzioni di smobilitazione nell’Isola del gruppo controllato dal Tesoro, diretto dall’ad Claudio Descalzi. Le dichiarazioni del manager, delle ultime ore, arrivate dal Mozambico dove Eni si accinge a investire ben 50 miliardi, non convincono infatti i lavoratori. “In discussione – denuncia Maurizio Bernava, segretario generale regionale Cisl – è il futuro della Sicilia nell’assetto strategico della chimica e della raffinazione, in Italia. Descalzi non se ne può uscire con battute estemporanee fatte all’altro capo del pianeta. Per di più, dopo quindici giorni di proteste”. Ed Emanuele Gallo, segretario della Cisl di Agrigento-Caltanissetta-Enna: “Non ci fidiamo delle dichiarazioni rilasciate a qualche giornalista – attacca – dalla stessa persona che ha manifestato la volontà di cancellare con un colpo di spugna l’accordo azienda-sindacati del luglio 2013”.

Il riferimento è all’intesa di un anno fa che stabiliva investimenti per 700 milioni per rendere gli impianti gelesi ecocompatibili e più competitivi. Il programma ora appare azzerato. Per questo l’annuncio di Descalzi di puntare a investire 2,1 milioni in “non meglio precisati progetti” di trasformazione del sito in raffineria verde, “non ci piace”, tuonano i sindacati. Che continuano a insistere per il diretto coinvolgimento del premier Matteo Renzi nella vicenda. E per il suo intervento al tavolo su Gela che dovrebbe partire a Roma, questa settimana.

Al premier, la Cisl rivolge anche l’appello affinché sottolinei a Eni che “investire in Italia conviene più che spendere soldi per progetti in Paesi, dall’Iraq alla Libia al Mozambico alla Nigeria, dove per l’instabilità politica gli investimenti avviati potrebbero ridursi in fumo”.

In una nota, intanto, Cgil Cisl Uil di Gela esprimono “forte preoccupazione” per i 3.500 posti di lavoro a rischio, tra diretto e indotto. E per la tensione sociale che sale. “L’atteggiamento dell’Eni – scrivono – purtroppo conferma tutte le ragioni della mobilitazione della società civile, delle istituzioni locali, dei sindacati”.

Così, alla vigilia della presentazione a Londra del piano industriale dell’Ente nazionale idrocarburi, prevista per mercoledì 30, confederazioni e federazioni sindacali lanciano un nutrito pacchetto di iniziative. Tra l’altro, lunedì 28 si farà uno sciopero generale a Gela, di tutto il comprensorio. Martedì 29 si terrà invece lo sciopero nazionale dei 30 mila addetti di tutte le aziende del gruppo. Anche nel resto del Paese i lavoratori protesteranno contro la politica di disimpegno e disinvestimento avviata recentemente da Eni.

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