Donazione organi, un corso all’ospedale Sant’Elia. Il primario Foresta: “Un atto di civiltà”

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Si è tenuto ieri mattina nella sala convegni dell’ospedale Sant’Elia un corso sulla donazione degli organi. Direttori del corso Teresa Leuzzi, primario di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale “Vittorio Emanuele” di Gela, Giancarlo Foresta, primario del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Sant’Elia e la psicologa, responsabile della Umanizzazione delle Cure, Maria Vittoria Zito. Temi principali del corso: i percorsi di cura nei reparti di emergenza; la relazione operatore-utente; la morte cerebrale, dagli aspetti legislativi a quelli umani; il procesoso di donazione e le criticità; la comunicazione e il lavoro multidiscipinare in rianimazione. Tra i relatori anche Rosalba Parla, rianimatore dell’ospedale Sant’Elia, la piscologa Regina Morales e l’infermiere Giuseppe Di Francesco capo sala del reparto di Rianimazione. A dare il saluto il direttore di presidio dell’ospedale Sant’Elia Raffaele Elia che ha sottolineato l’importanza della donazione e come la perdita di un parente per mancata donazione si riveli un evento drammatico.  “E’ importante donare come atto di civiltà. Perché gli organi – ha spiegato il primario Giancarlo Foresta – così come il sangue vengono trapiantati quando non ci sono altre terapie. Ovviamente questo prelievo di organi è normato per legge e viene fatto con tutte le garanzie per il potenziale donatore che deve essere certamente dichiarato in morte celebrale. Vi sono due distinti momenti. Uno è quello della morte cerebrale e l’altro è quello della donazione. La morte cerebrale è un obbligo istituzionale che abbiamo noi anestesisti e rianimatori, per cui quando ci sono determinate condizioni e non è più recuperabile la vita del paziente, facciamo degli esami che ci permettono di stabilire che il paziente è in morte cerebrale, e in tal caso noi siamo obbligati a staccare le macchine. Abbiamo 6 ore di tempo tra la prima diagnosi e la seconda diagnosi di conferma per potere stabilire che il paziente è in morte cerebrale e a quel punto noi siamo obbligati per legge, sia che i parenti dei pazienti sono d’accordo sia nel caso in cui non lo fossero, a staccare le macchine e non proseguire con terapie inutili. La donazione di organi è un fatto che viene dopo quando il paziente essendo già un cadavere funge da banca degli organi che vengono prelevati e impiantati ad altri pazienti che hanno delle aspettative di vita molto limitate e che solo grazie alla donazione di organi potrebbero proseguire la loro vita normale. E’ prevista la figura di uno psicologo che supporta non solo la famiglia del donatore ma anche noi. Perché non si può pensare che l’operatore sanitario sia indifferente al caso umano ma anzi ne veniamo coinvolti, visto che nei giorni di ricovero si viene a creare un’empatia con i parenti ma anche con il paziente stesso. In fondo la morte per noi rappresenta un fallimento terapeutico anche se non dipende sempre dalle nostre capacità. La morte sopravviene per le lesioni gravi del paziente, noi cerchiamo di curarlo, una volta che non si può fare più nulla a quel punto dichiariamo la morte cerebrale. Per porter fare la donazione di organi è necessario che ci sia un salto di qualità nella cultura della popolazione. Per cui queste cose vanno spiegate già ai bambini per fare in modo che questi da grandi saranno consapevoli che gli organi di una persona possono salvare altre vite uname”. Per diffondere la cultura della donazione nell’ambito dei Quartieri in Salus, l’iniziativa che comprende screening gratuiti ed eventi legati alla promozione dela salute che si terrà all’istituto “Caponnetto” dal 11 al 13 aprile, è previsto un banchetto che sarà curato dai dottori Viggiani e Polisano.

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