Don Puglisi beato. "Tutto ciò che è umano è cristiano"

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Di Rocco Gumina. Tutto ciò che è umano è cristiano: Il fermento evangelico e
l’esigenza di dignità dell’uomo Sabato 25 maggio ho partecipato a
Palermo alla celebrazione per la beatificazione di Don Pino
Puglisi. Diverse sono state le occasioni durante l’evento per
riflettere e per cogliere alcuni spunti positivi per la comunità
cristiana e per la società intera. Impressionante a mio parere è
stata la partecipazione dei giovani provenienti dalla Sicilia e da
altre regioni, come anche la presenza di rappresentanti e attivisti
di associazioni laiche e cattoliche impegnate per la promozione
umana e perciò in antitesi alla mentalità e al sistema mafioso. Don
Pino Puglisi annunciava il Vangelo. Ciò ha comportato nella storia
e nei luoghi vissuti da 3P il sostenere l’uomo nella sua interezza
e pertanto lo scontro con la mafia. Il desiderio di valorizzare la
libertà, la dignità, il rispetto in don Pino nasceva dalla vita
vissuta secondo il Vangelo e per questo i boss di Brancaccio lo
hanno ucciso in Odium fidei. Egli annunciava Cristo, perciò
promuoveva l’uomo. Non è dunque pensabile per la vicenda martiriale
di Puglisi, un divenire dell’umano sganciato dal Dio incarnato. Nel
giro di poche settimane abbiamo ricordato, vissuto e celebrato
momenti molto importanti per la storia anzitutto siciliana: gli
anniversari delle uccisioni del giovane Impastato, del magistrato
Falcone e appunto la beatificazione di Puglisi. Prossimamente
ricorderemo l’impegno e il sacrificio di Borsellino senza
trascurare la vicenda del sindacalista Rizzotto e quella del
giudice “ragazzino” Livatino il quale era solito siglare le sue
carte con alcune iniziali che rimandano all’espressione “sotto la
tutela di Dio”. Ma tutte queste storie positive e terminate
tragicamente come sono legate fra loro? Ancor meglio che raccordo
esiste tra eroicità laica e martirio cristiano? Questi uomini hanno
ricercato la giustizia con la lotta e la resistenza alla mafia, ma
se la tipologia del loro impegno nasceva da diversi fondamenti,
possiamo parlare di più giustizie? Il tema è fuor di dubbio
delicato, difficile e ancora da percorrere interamente, dunque non
possiamo rispondere in maniera esaustiva a tali interrogativi.
L’argomento, inoltre, non è solo un esercizio teorico poiché le
storie di questi personaggi toccano in un modo o nell’altro il
nostro vissuto che è fatto di impegno o disimpegno sempre accanto
all’altro il quale può partire e argomentare la propria vita
secondo altri fondamenti. Pare lecito però, cercare di formulare
parziali risposte in vista di una maggiore comprensione. Sembra
evidente che le personali vicende degli uomini e delle donne che in
Sicilia o altrove hanno lottato per la difesa delle dignità umane e
perciò contro tutte le mafie, hanno ricercato l’unica giustizia,
l’unica promozione umana, l’unica possibilità di far essere l’uomo
sempre più se stesso e non alieno alla sua natura. Pertanto credo
si possa parlare per tutti i personaggi prima citati di testimoni
credibili per la giustizia. Testimoni credibili poiché hanno, senza
mettere nulla di personale da parte, dato tutto sino alle estreme
conseguenze. Per la giustizia perché pur partendo da presupposti
diversi hanno promosso l’uomo nella sua integrità. A parer mio la
vicenda di questi testimoni deve dirci un’ulteriore cosa: credenti
e non, gli uomini vivono e camminano sullo stesso binario operativo
ed esistenziale. In esso siamo chiamati a trovare fors’anche per la
prima volta più punti in comune che di divergenza. Il martirio di
don Puglisi presentato universalmente da esempio per la Chiesa e
per il mondo intero ci dice che tutto ciò che è cristiano è anche
profondamente umano e viceversa. Nei rioni gestiti dalla mafia,
annunciare il Vangelo ha avuto il significato dello svelamento
della vera identità umana e della ricerca della giustizia. La
stessa giustizia che i vari Livatino, Rizzotto, Impastato, Falcone
e Borsellino hanno desiderato raggiungere e condividere e per essa
hanno donato la vita. Rocco Gumina

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