Divario nord-sud, Pasqualetto (Uil Sicilia): “non c’è governo di rinnovamento senza affrontare la questione meridionale”

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“I dati riportati nel rapporto SVIMEZ 2015 sull’economia del Mezzogiorno, mostrano la radiografia di un Paese disuguale con una classe dirigente il più delle volte inadeguata ai bisogni e alle necessità delle popolazioni amministrate”. Lo afferma il segretario regionale della Uil Sicilia, Salvatore Pasqualetto.

“Si continua ad usare il Mezzogiorno come un grande mercato di consumatori sebbene sia in via di estinzione lo ‘stato sociale’ e si rafforzi la filosofia del Nord che produce e del Sud che consuma. La politica dei Governi di questi anni non è riuscita a realizzare nessuna forma di compensazione per coprire il divario con un Nord che da sessant’anni attinge mano d’opera spesso acculturata, giovani diplomati e laureati che dopo aver studiato a carico della collettività in Scuole e Università statali del Mezzogiorno, lasciano la loro terra per cercare occupazione al Nord o in paesi Europei”. Secondo Pasqualetto “l’emigrazione ha ripreso con forza la via del cammino alla ricerca di quel lavoro che al Sud non c’è mai stato. La disoccupazione al Sud, infatti, raggiunge percentuali allarmanti basti pensare che in Sicilia è al 22%, mentre al Nord arriva al 7%. La realtà presentata nel rapporto è quella di “un Mezzogiorno che scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Sud è ancora negativo e il divario di Pil pro-capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord”.

Una condizione disastrosa che il Governo Renzi avrebbe l’obbligo di mutare, se vuole la medaglia del ‘rinnovamento’, magari mettendo in pratica quanto accaduto in Germania con l’unificazione delle due realtà (Est-Ovest) dopo la caduta del muro di Berlino”.

“Se il progresso di due realtà è potuto accadere in Germania – prosegue il segretario regionale della Uil – non si afferrano le ragioni del perché non debba accadere in Italia. Favorire la crescita del Sud e l’insediamento d’industrie che aiutino la disastrata economia delle popolazioni meridionali, dimostra che l’Italia si presenta al mondo come una Nazione di grande prospettiva, soprattutto se dimostra che una “classe dirigente” si riappropria del territorio e prova a costruire quel minimo di benessere che in tanti anni non è arrivato”.

“Abbattere i muri che vietano lo sviluppo del Mezzogiorno, è anche un obbligo morale, atteso che altri Paesi nelle stesse condizioni hanno superato il problema. Proverei a coinvolgere le banche che con i depositi del sud prestano denaro alle aziende del nord. Applicare il tasso d’interesse uguale in tutto il territorio nazionale, assume il significato che le nostre imprese partecipano ai bandi con le stesse condizioni di quelle del nord. Sostenere l’economia nel Mezzogiorno, dà la forza di superare quanto contenuto nel rapporto circa “il calo della spesa pubblica al Sud è guidato dalla caduta dei trasferimenti per incentivi alle imprese private”. Al di là del dibattito teorico intorno a questi strumenti, bisogna rilevare che comunque questo calo non è stato in alcun modo compensato dagli investimenti diretti pubblici, che anzi nel Mezzogiorno fanno registrare, tra il 2001 e il 2013, una riduzione di circa 27 punti percentuali”.

“Siamo dinnanzi ad un Governo che si insedia con lo slogan della rivoluzione sociale, politica, economica, amministrativa – conclude Salvatore Pasqualetto segretario regionale Uil – ma se non raggiunge l’obiettivo di unificare l’Italia e creare le condizioni previste dall’art. 5 della Costituzione Italiana: “La Repubblica, una e indivisibile”, allora bisognerà prendere atto che anche l’attuale Governo del “rinnovamento”, è privo della capacità di cambiare rotta e la “questione meridionale” viene rinviata in eterno”.

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