Discarica Stretto. Campisi e Messana con dirigenti e tecnici, indagati per inquinamento ambientale

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Ingala e CampisiTanti indagati nell’inchiesta per inquinamento ambientale. È l’ipotesi di reato mossa a carico di due ex sindaci di Caltanissetta, dirigenti, funzionari e tecnici del Comune e dell’Ato Ambiente CL 1, tutti destinatari di un avviso di garanzia per l’inquinamento provocato dalla discarica di contrada Stretto-Giordano, alla periferia del capoluogo, sito chiuso da una decina di anni e che non ha mai smesso di generare percolato, il pericoloso liquido che si forma con l’infiltrazione dell’acqua nella massa dei rifiuti unita alla decomposizione della spazzatura.

E proprio il percolato, secondo la tesi della nuova inchiesta della Procura di Caltanissetta, sarebbe fuoriuscito fino a raggiungere a valle il torrente Stretto, che sfocia nei fiumi Imera e Salso, causando la morte del bestiame che laggiù beve per approvvigionarsi.

A dare input all’indagine, infatti, sono state le denunce presentate da diversi allevatori i quali hanno constatato le morti dei capi, avvelenati dopo che si rifocillavano nel torrente.

Gli investigatori della sezione Ambiente e Sanità della Procura nissena hanno notificato un decreto di ispezione e un contestuale avviso di garanzia agli ex sindaci del capoluogo Salvatore Messana e Michele Campisi, all’ex capo dell’ufficio tecnico comunale Gaetano Corvo, all’ex presidente dell’Ato Ambiente CL 1 Giuseppe Cimino, all’attuale liquidatore della società d’ambito Elisa Ingala, all’ex tecnico dell’Ato Graziano Scontrino e a Salvatore Rumeo e all’ingegnere Sergio Montagnino, che dall’Ato ebbe l’incarico di occuparsi della messa in sicurezza del sito.cimino-GiuseppeMessana-5

Da stamattina nell’ex discarica consortile è in corso il sopralluogo da parte di un pool di esperti, tra cui due geologi, un chimico e un immunologo, nominati dal pubblico ministero che stanno effettuando i rilievi e la prossima settimana eseguiranno i primi campionamenti nel terreno per accertare il tasso d’inquinamento nelle falde acquifere.

Secondo il filone d’indagine aperto dalla magistratura nissena e ancora in itinere, nel sito non sono mai stati eseguiti interventi di coibentazione dei vari strati e copertura per impedire la fuoriuscita del percolato che s’è insinuato nel sottosuolo. Ma v’è di più: il percolato si sarebbe pian piano sversato nel torrente provocando un disastro ambientale di vaste proporzioni.

Che la discarica di Stretto-Giordano sia inadeguata e fuorilegge per gli standard imposti dalla normativa ambientale europea, è cosa risaputa e da un decennio è stata al centro di tavoli tecnici e discussioni che non hanno portato nessuna soluzione. Complicato svolgere una bonifica dell’area, che comporterebbe un esborso di svariati milioni di euro. Spesa insostenibile per i bilanci del Comune e dell’Ato Ambiente.

A fine luglio scorso,  il nuovo assessore all’ambiente, da poco insediatosi, Amedeo Falci, annunciò l’intenzione di chiudere definitivamente contrada Stretto, ammettendo che in quel sito non si era mai fatta la coibendazione degli strati.

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