Disboscamento colline nissene. L'assessore Caleca: "pronto a revocare la concessione"

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La Regione interviene sulla polemica per la concessione a privati di diecimila ettari di boschi delle province di Caltanissetta ed Enna per fornire la legna necessaria alla produzione di energia elettrica dall’impianto a biomasse di Dittaino.
L’assessore regionale all’Agricoltura Nino Caleca, si dice pronto, a revocare la concessione alla ditta, precisando di non essere contrario alle biomasse in sé, ma al contratto in questione che “ha venduto a privati, senza utilizzare i forestali che invece dovrebbero essere i veti titolari di quei lavori”.
“I boschi siciliani rischiano di essere sacrificati per un accordo scellerato”, ha detto il presidente della Coldiretti siciliana, Alessandro Chiarelli.
Per l’impresa che sta utilizzando il bosco di Gabara, e che ha autorizzazioni ad operare a Mustigarufi, Mimiani e altre aree collinari nissene, la Biomasse Sicilia, le cose non
stanno cosi: “l’operazione è vantaggiosa per la Sicilia e non compromette l’equilibrio ambientale”.
“Gli alberi tagliati – dice l’azienda in un comunicato – ricresceranno in un periodo che va fra i sette e i dieci anni”.
La Biomasse Sicilia afferma “di avere operato nel rispetto della normativa vigente e secondo le prescrizioni autorizzative. Gli interventi non riducono la superficie forestale della Regione e la biomassa legnosa è una fonte rinnovabile, poiché proviene da boschi a ceduo, il cui taglio
mantiene l’apparato delle piantine e la loro ricrescita completa nel’ arco di 7 -10 anni. L’energia cosi prodotta sostituisce quella derivante da fonti tradizionali, rendendo la produzione in linea con il concetto di sviluppo sostenibile. Inoltre, la nostra azienda dà lavoro a 300 persone”.
Va detto che nell’accordo iniziale, l’azienda Foreste della Regione Siciliana aveva previsto di impiegare i lavoratori forestali per il taglio degli alberi ma soprattutto per il controllo delle modalità con cui sarebbero stati tagliati gli eucalipti (non meno di un metro di fusto da lasciare intatto) e le aree di rispetto (l’alternanza tra cinque ettari da tagliare e cinque da preservare). Ma durante le operazioni di taglio, i forestali non hanno potuto svolgere tale compito di controllo.

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