Denunciati 4 sancataldesi per lesioni personali. Si vantavano su facebook dopo aggressione

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In quattro, dopo aver aggredito un cittadino rumeno, postano la foto su facebook con la scritta : “Bellissima serata. NB: chi si mette contro un nostro amico, si mette contro di noi!”.
Ieri 24 marzo, la Polizia di Stato di Caltanissetta ha denunciato quattro sancataldesi, in stato di libertà, alla locale Procura della Repubblica, per il reato di lesioni personali, a seguito di denuncia presentata da un cittadino di nazionalità rumena, anch’egli residente e a San Cataldo.
In data 08/02/2015, la Squadra Mobile, diretta dal V.Q.A. d.ssa Marzia Giustolisi, a seguito della denuncia presentata da un cittadino rumeno di anni 23, eseguiva attività d’indagine sentendo alcune persone informate sui fatti, tutti dipendenti di un bar sito nel centro di San Cataldo.
I tre testimoni riferivano ai poliziotti che la sera del 7 febbraio, intorno alle ore 23:00, mentre si trovavano a prestare attività lavorativa, improvvisamente notavano delle persone entrare all’interno del bar e, dopo aver trascinato con forza fuori dal locale il rumeno, aggredirlo con calci e pugni; finché questi si dava alla fuga.
Uno dei tre riferiva, inoltre, che, poco dopo l’aggressione, all’interno del bar faceva ingresso, il titolare dello stesso, il quale si scusava per quanto avvenuto prima, riferendo che erano stati costretti ad intervenire in quel modo poiché quel giovane rumeno aveva più volte disturbato le mogli ed i figli di coloro che lo avevano aggredito.
Da quanto riferito ai poliziotti dal rumeno, quella sera, lo stesso, dopo aver girato per alcuni bar di San Cataldo, si recava nell’ultimo sostando per consumare; ad un certo punto della serata, mentre era seduto a sorseggiare un caffè, veniva afferrato con forza, da tergo, da una persona che lo trascinava fuori dal locale picchiandolo con calci e pugni unitamente ad altre persone.
Gli aggressori, da quanto riferito dalla vittima, si fermavano solo quando uno di essi diceva “lasciatelo perché credo che è morto”. A quel punto la vittima si alzava per darsi alla fuga, quando sentiva esplodere un colpo di arma da fuoco. La vittima, avendo addosso una riproduzione di una pistola marca Black Eagle, la prendeva al fine di intimorire i suoi aggressori; ma una volta in mano la pistola, forse per paura, la buttava via recandosi presso la propria abitazione.
Successivamente, a causa dei forti dolori che avvertiva in tutto il corpo, chiamava il 113 e il 118 che provvedeva, a mezzo ambulanza, a trasportarlo in ospedale dove, essendosi accorto di avere un’abrasione sull’anca destra, riferiva a personale medico che la causa poteva essere imputata al colpo di arma da fuoco che aveva sentito mentre fuggiva dai propri aggressori.
La vittima riferiva ai poliziotti che, a causa dello stato confusionale in cui si trovava dopo la patita aggressione non era in grado di riconoscere gli aggressori e che si era disfatto della pistola e del proprio giubbotto, intriso di terra e sangue, per non fare preoccupare la propria madre
I poliziotti della Sezione Reati Contro la Persona, da attività info-investigativa, venivano a conoscenza, nella stessa mattinata dell’8 febbraio, dell’esistenza di un “post” pubblicato sul social network facebook, ed in particolare sul profilo di uno dei denunciati, riportante la scritta “Bellissima serata. NB: chi si mette contro un nostro amico, si mette contro di noi!” accompagnata da una foto nella quale si riconoscevano le effigi dei quattro denunciati.
Da quanto riferito ai poliziotti dal proprietario del bar ove era avvenuta l’aggressione, il rumeno è solito frequentare quel posto. E la sera dell’aggressione, alla quale il proprietario non ha assistito, il rumeno si era già recato una prima volta al bar, verso le 21:00 circa.
Il rumeno quella sera non era lucido, probabilmente aveva già assunto altro alcool, quindi si era messo a disturbare i clienti presenti, in particolare donne e bambini mimando gesti osceni; e per tale motivo il proprietario lo aveva accompagnato fuori dal locale subendo minacce ed insulti.

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