Della progettazione dell’attentato di via D’Amelio non c’era traccia, per il procuratore De Luca la prima anomalia

Della progettazione della strage di via D’Amelio non c’era traccia neanche andando a ritroso con le indagini. Un fatto anomalo poiché in tutti gli omicidi eseguiti o solamente programmati da Cosa Nostra una traccia era rimasta. E’ questo in sintesi il pensiero espresso dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca intervenuto martedì pomeriggio all’inaugurazione della mostra fotografica dell’Ansa “L’eredità di Falcone e Borsellino” al Palazzo ex Poste. Chiamato a parlare della strage di via D’Amelio e del depistaggio, vicenda che a breve approderà a sentenza nell’ambito del processo a carico di tre funzionari di polizia, il procuratore di Caltanissetta ha fatto un’analisi di scenario senza entrare in dettagli che potessero intaccare il segreto istruttorio e il sergreto investigativo per quanto riguarda le indagini ancora aperte.

“In alcuni casi si è parlato di un omicidio contro La Barbera che era stato poi stoppato. Ma la traccia della progettazione di quell’omicidio era rimasta. Mentre per via D’Amelio non vi è la minima traccia della progettazione. Conoscendo la mentalità mafiosa abbiamo ritenuto che fosse impossibile”.

Il fatto che falsi pentiti come Vincenzo Scarantino fossero ritenuti attendibili per De Luca non può essere spiegato con la semplice esigenza degli investigatori del tempo di dare una risposta veloce dopo l’attacco subito dallo Stato.

Poi De Luca rispondendo alle domande del giornalista Francesco Nuccio ha parlato della situazione odierna in Cosa nostra. “Oggi il rischio e’ quello di pensare che se la mafia non uccide piu’ non e’ pericolosa come un tempo. Ma non e’ cosi’. Se si lasciano tre “scassapagliari” liberi di fare, in un anno e mezzo avranno creato un’associazione,
solitamente mediante il metodo delle estorsioni, e in tre anni avremo un nuovo mandamento”. Ad intervenire nel dibattito, moderato dal caporedattore di Ansa
Sicilia Franco Nuccio, anche il consigliere di Corte d’Appello Giovanbattista Tona. “Falcone e Borsellino – ha ricordato De Luca – erano due magistrati un passo avanti agli altri. Il metodo Falcone ha fatto si’ che dopo le stragi, l’Italia divenisse punto di riferimento per il contrasto alle mafie in tutto il mondo, proprio perche’ era un metodo all’avanguardia. Io ero appena entrato in magistratura quando li conobbi e purtroppo poi, proprio per via delle stragi, non ho avuto piu’ la fortuna e l’onore di lavorare con loro”.
“La vicenda delle indagini sulle stragi – ha aggiunto Tona – va anche compresa nella sua enormita’. E’ enorme il flusso di dati e anche di dati potenzialmente inquinanti che si sono abbattuti sulle autorita’ investigative e giudiziarie. Al di la’ del depistaggio, voluto o subito, va tenuta presente l’oggettiva complessita’ e difficolta’ di gestire un flusso di suggestioni che hanno inondato la materia delle stragi e hanno inondato i fascicoli giudiziari. Dal ’94 in poi nei vari faldoni troviamo  tanti tentativi di depistaggio. Noto, con un certo rammarico, come se di questo dato di complessita’ non si tenesse conto”.

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