Delia. Il laboratorio di Vincenzo Di Caro per salvaguardare il patrimonio linguistico siciliano

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Continua l’opera di promozione del dialetto deliano da parte del linguista siciliano Vincenzo Nicolò Di Caro, mentre fervono i preparativi del Festival dei dialetti siciliani che si terrà a Delia dal 25 al 27 giugno 2020.

Di Caro, cultore della materia presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, ha presentato di recente, nell’ambito del progetto Corpus del dialetto deliano (CorDel), i risultati di un’indagine sul lessico del dialetto deliano al XVI Convegno AISV di Rende (CS), organizzato dall’Università della Calabria.

Si tratta della prima uscita accademica del progetto con il quale lo studioso siciliano ha mostrato quali e quante parole sono cambiate nel dialetto siciliano parlato a Delia, per effetto dell’italianizzazione dei dialetti italo-romanzi, della costante pressione dell’italiano sui parlanti bilingui, principalmente tramite i mezzi di comunicazione di massa.

Per Di Caro: <<I dialetti siciliani, che si sono sviluppati dal latino volgare in modo indipendente dall’italiano, presentano alcune caratteristiche fonetiche alle quali le regole ortografiche dell’italiano non rendono giustizia>>.

<<Al convegno di Rende – dice – ho iniziato a lavorare insieme ad alcuni colleghi fonetisti a un documento che faccia da base per un prossimo studio sui suoni del dialetto deliano, per trovare la migliore soluzione per la resa ortografica di quei suoni assenti in italiano>>.

Cerca poi di spiegare meglio il concetto. <<Provate a scrivere in dialetto, anche in un semplice tweet o in un messaggio di WhatsApp, le parole “soffiare”, “trovare”, “rubinetto”. Vi trovereste di fronte a non poche difficoltà e finireste col trovare la corrispondente voce in italiano. Ma – avverte Di Caro –

<<In una società come la nostra – avverte però Di Caro – in cui la comunicazione quotidiana scritta è resa fondamentale dai social media, non riuscire a scrivere una parola nel proprio dialetto significa condannarlo inesorabilmente ad una progressiva scomparsa>>.

Ecco perché bisogna intervenire. Il lavoro dello studioso si basa su due ipotesi. La prima riguarda i giovani che nell’uso della lingua parlata tendono a fare maggiormente ricorso ad espressioni italiane adattate fonologicamente al dialetto, in sostituzione di quelle originali. La seconda ipotesi fa riferimento al fatto che alcune categorie lessicali dialettali sono più vulnerabili di altre all’azione uniformante dell’italiano.

Il laboratorio creato da Di Caro a Delia consentirà la salvaguardia del patrimonio linguistico deliano e siciliano, la cui perdita avrebbe delle conseguenze non solo dal punto di vista culturale ma anche e soprattutto con riferimento alle relazioni sociali di una comunità ampia di parlanti.

<<Il dialetto – ha detto Gianfilippo Bancheri – rappresenta meglio di ogni altra cosa le nostre radici e la nostra storia. Il deliano, fortunatamente, gode ancora di buona salute e grazie al prezioso contributo di Di Caro avrà anche una vita futura>>.

L’amministrazione comunale di Delia che reputa la ricerca del linguista deliano di alto valore culturale ha dato il pieno sostegno al progetto CorDel, che di recente ha anche ricevuto il patrocinio della Regione Siciliana e l’interesse del presidente Nello Musumeci.

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