Debitore per 37 mila euro, creditore per 1 milione. Ma lo Stato lo dichiara fallito

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Sotto un sole cocente e una temperatura di 40 gradi, un imprenditore edile di Gela, Emilio Missuto, di 42 anni, ha ripreso lo sciopero della fame, interrotto a dicembre dello scorso anno, iniziando un sit-in davanti al tribunale per chiedere giustizia a una magistratura che lui stesso definisce “rapida a dichiararmi fallito per un debito di 37 mila euro, lentissima nel riconoscermi il diritto, ancora atteso, a un credito da un milione di euro”. Nel 2005, Missuto, con la sua ditta “Cosei”, realizzò nel comune di Santadì (Cagliari), opere di regimentazione delle acque del fiume “Riu Mannu” per un valore di un milione e 600 mila euro. Dice di avere ottenuto un solo acconto di 600 mila euro e di avanzare il restante milione, fermo per una controversia giudiziaria con il comune committente.
Una sua richiesta di dichiarazione dello “stato di avanzamento lavori” (Sal) sarebbe rimasta senza risposta. Nel frattempo, un fornitore sardo, non avendo ricevuto il pagamento di 23 mila euro (lievitati a 37 mila con spese legali e interessi) a saldo del materiale consegnato, si è rivolto prima al tribunale di Cagliari e poi a quello di Gela ottenendo il sequestro dei beni e la dichiarazione di fallimento della ditta Cosei. Ferme da allora anche le altre due ditte del suo gruppo (malgrado inserite nella white list della prefettura nissena) e licenziati i 50 dipendenti. Missuto ha sperato invano che vantando un credito da un milione di euro, la magistratura gelese, prima di decidere, aspettasse il verdetto di quella di Cagliari che ancora è ferma alla nomina di un nuovo Ctu, ovvero un consulente tecnico d’ufficio per la valutazione dei lavori e la contabilità definitiva. Ora l’imprenditore gelese, “per avere giustizia”, chiede di essere ricevuto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, nella sua qualità di presidente del Csm.
Lo scorso anno, Missuto effettuò 90 giorni di sciopero della fame e per 26 anche quello della sete, conclusosi con il suo ricovero in ospedale.

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