Debito Ato per 16 milioni di euro, il Polo Civico non si arrende: “Basta con il silenzio di sindaco e opposizione”

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Vogliamo ancora una volta tornare sul tema del debito che L’ATO ambiente intende riversare sul Comune di Caltanissetta per un importo di circa 16 milioni di Euro. Non ci arrendiamo al silenzio, pesante come piombo, che strategicamente è stato imposto sulla vicenda che segnerà il futuro della nostra Città.

Il silenzio del Sindaco che non rende nota la due diligence del prof Stagno d’Alcontres, dove sono ben spiegate le motivazioni per le quali il Comune di Caltanissetta va tutelato, il silenzio dei 15 consiglieri comunali del M5S che costituiscono la granitica maggioranza che condivide le stesse responsabilità del Sindaco Gambino anch’egli del Movimento 5 Stelle e della Giunta, il silenzio dell’opposizione che non chiede che il consiglio comunale sia informato sui tavoli tecnici e sulle condizioni che sono state siglate tra L’ATO ambiente ed il Sindaco Gambino. Silenzio da parte  della città attiva, della cosiddetta Società Civile.

Come sono lontani i tempi in cui l’Amministrazione dell’alleanza per la Città, a tutela della Comunità, aveva posto massima attenzione sul tentativo di trasferire tutto il debito dell’Ato Ambiente al Comune di Caltanissetta! Consigli Comunali infuocati, assemblee cittadine organizzate da una cittadinanza davvero attiva, articoli sui giornali, servizi televisivi. Noi eravamo soddisfatti di tanto interesse perché la Città doveva essere interessata rispetto ad un evento che in caso di pagamento di una cifra enorme di 16 milioni di euro vedrebbe definitivamente e negativamente condizionata ogni prospettiva per il futuro.

Non basta l’azione preventiva da parte del Sindaco Gambino, di tutta la Giunta, dei 15 consiglieri comunali, tutto espressione del M5S , di mandare 60.000 cartelle esattoriali per predisporre uno zoccolo di liquidità di circa 4 milioni di Euro per provare ad arginare la tempesta che si scatenerà in caso di approvazione del bilancio Ato e quindi dell’accoglienza del debito di 16 milioni di euro. Non si può spremere il cittadino come un limone per tutelare l’interesse di pochi. Questi debiti dell’Ato ambiente derivano dal passato, prima del 2012, prodotti non sappiamo da chi, né come. Non possono essere scaricati sui cittadini, soprattutto in un momento difficile come questo.

Allora riproponiamo le domande sperando di poter avere delle risposte convincenti per poter partecipare ad una decisione così importante per la collettività:

1. Perché non è stata desecretata la Due Diligence scritta dal Prof. Stagno d’Alcontres, nella quale ci sono gli elementi per fare formare un’opinione sul punto ai cittadini e alle forze politiche?

2. Possiamo avere conferma che l’Amministrazione abbia avuto accesso a tutti i documenti che l’ATO aveva negato alla precedente Amministrazione? Se sarà confermato, il Sindaco Gambino può confermare che tutti i contratti stipulati dall’ATO con i fornitori, o gli incarichi a professionisti, siano stati preceduti da una regolare gara pubblica come prevede il Codice dei Contratti Pubblici, oppure se siamo stati affidati direttamente, in violazione di legge?

3. Da chi sono stati condotti i tavoli tecnici e cosa hanno prodotto? Dopo mesi di segreto lavoro, prima della prossima assemblea Ato del 20 novembre, possiamo conoscere tutti i dettagli dei debiti Ato, dei creditori, prima di votare i bilanci dal 2013 al 2018, cercando di tenere sempre a fuoco gli interessi collettivi?

4. Cosa succederà in caso di approvazione dei bilanci Ato, se i comuni più piccoli dovessero andare in dissesto? C’è il rischio che tutto il debito (circa 60 milioni di euro) venga accollato sul Comune di Caltanissetta, che grazie agli accantonamenti è in condizione di equilibrio?

5. Perché il sindaco Gambino e la sua giunta ha deciso di recedere da ogni azione di tutela lasciando così scoperto il Comune di Caltanissetta?

Abbiamo apprezzato la decisione di opporsi all’ordinanza del giudice per Caltambiente, come noi avevamo suggerito. Ci aspettiamo che le risposte alle nostre domande possano chiarire lo scenario per condividere, come comunità, una scelta che comunque condizionerà la vita ed il futuro della città.

Risponderà? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il Polo Civico Cives 3.0

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