Dall’agricoltura agli appalti la mafia guarda ai fondi europei. L’analisi al convegno per i trent’anni della Dia

“L’agroalimentare e’ un settore portante dell’economia nazionale. Questo grazie al made in Italy che e’ trainante all’estero”. Lo ha detto l’ex procuratore di Palermo Gian Carlo Caselli durante il convegno sulle agromafie a Caltanissetta, organizzato per i 30 anni della nascita della Direzione Investigativa Antimafia. “L’agromafia si inserisce nei settori lucrosi a bassa esposizione perche’ le norme sono antiquatissime”, ha affermato il presidente del comitato scientifico della Fondazione osservatorio sulla criminalita’ nell’agricoltura e su sistema agroalimentare. “La mafia – ha proseguito – oggi e’ una piovra camaleontica. In generale si parla di mafia liquida perche’ si introduce in ogni parte: dal campo allo scaffale fino alla ristorazione. All’estero c’e’ un tripudio di prodotti che d’italiano non hanno niente. Sono prodotti ottenuti all’estero da ditte straniere, ma anche italiane che si sono dislocate all’estero. In questo modo ogni anno si perdono 120 mila posti di lavoro nel made in Italy”.

Al convegno di Caltanissetta organizzato al Centro culturale Michele Abbate (in concomitanza con la mostra “Antimafia Itinerante”) è intervenuto il direttore della Dia Maurizio Vallone. “La mafia oggi non spara e non mette le bombe ma continua ad essere presente nel territorio – ha detto Vallone -. Le agromafie sono un fenomeno che interessa tutta l’Italia meridionale ma anche alcune zone del Nord. Le mafie storicamente si sono concentrate in questo settore perche’ ha sempre portato tanta ricchezza, anche attraverso i fondi europei che da sempre alimentano il settore agroalimentare italiano”.

“Le mafie – ha continuato Vallone – cercano di ottenere soldi attraverso i finanziamenti europee e nazionali, lo sfruttamento dei terreni, dei lavoratori, attraverso il lavoro nero nelle campagne e anche utilizzando quei terreni che riescono ad acquisire per utilizzarli come sversatoi per i rifiuti, anche di tipo tossico, di cui hanno inondato il meridione utilizzando i loro canali di approvvigionamento di questi rifiuti dal nord Italia e dal nord Europa”.

Il direttore della Dia si è poi soffermato sulle risorse del Pnrr e il rischio di infiltrazioni mafiose.

“In questo momento particolare l’intento delle mafie e’ quello di accaparrarsi quanti piu’ appalti possibili. Stiamo cercando di apporre una barriera protettiva per evitare che un solo euro dei fondi europei possa finire nelle tasche di questa gente”. Con il Pnrr, e’ stato ribadito, si apre la stagione degli appalti in tutto il territorio nazionale.

Tra gli interventi quello del procuratore generale della corte d’Appello di Caltanissetta Lia Sava che ha ricordato la lunga collaborazione con la Dia nelle indagini sulle stragi.

“La Dia e’ stata accanto alla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta per la ricostruzione degli eventi stragisti del ’92. Da anni ci occupiamo della ricostruzione degli eventi in cui persero la vita persone innocenti. Ancora adesso siamo consapevoli dei pezzi mancanti e dell’apporto straordinario che la Dia porta avanti con nuove deleghe di indagini”. Sava ha ringraziato gli uomini della Dia di Caltanissetta, guidata a Giuseppe Ialacqua, che “continuano a sbirciare tra i documenti del passato”.

Commenta su Facebook