Da Vitaliano Brancati a Francesco D’Aleo, Leandro Janni: “Dal sogno di un valzer al sogno di un concerto”

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Riceviamo e pubblichiamo un nota di Leandro Janni sul concerto di Francesco D’Aleo e gli attacchi sferrati in questi giorni dalla politica

Caltanissetta: dal sogno di un valzer al sogno di un concerto – potremmo dire. Tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, lo scrittore, sceneggiatore e drammaturgo Vitaliano Brancati insegnò a Caltanissetta, presso l’Istituto Magistrale, frequentato a quel tempo da Leonardo Sciascia – che, comunque, non fu suo alunno. Ispirato dalla città, Brancati ebbe modo di scrivere un romanzo breve, pubblicato nel 1938: “Sogno di un valzer”. Romanzo in cui affronta il tema dell’inadeguatezza del vivere rispetto ai grandi ideali. Diciamo così. Egli scrive: «In quelle notti di febbraio, c’era la luna. Nissa, deposta irregolarmente su un gruppo di colli, riceveva e rimandava la luce in un modo tutto suo. Ecco il grande quadrato bianco della piazza deserta, con le due chiese dirimpetto, l’una bianca, l’altra scura; e via via […] verso nord-est, ove le case erano sempre più rade, e la strada correva da una parte sotto un monte ripido e a ridosso, dall’altra lungo una balaustra da cui si dominava un vasto spazio di monti e vallate, ecco i quartieri sghembi di Nissa, ecco le scalinate mezze bianche e mezze nere, e le case ammassate come i fiocchi di spuma sulla cresta di
un’onda, presentando chi uno spigolo, chi la facciata posteriore con un balcone trasformato in gabbia per le galline, chi la facciata principale con due soli balconi, lontani l’uno dall’altro, chi un fanale spento, chi una parata di camicie e mutande d’argento; ecco, fra scala e scala, un ripiano aperto alla luna con un cane fermo nel mezzo, e un altro, più
su, anch’esso bianco di luna, attraversato lentamente dalla figura nera di un passante.»
Ma lasciamo perdere la felicissima e inesorabile prosa di Vitaliano Brancati e veniamo all’oggi. Scrive il buon Luigi Garbato nella sua pagina Facebook: «Questa è Caltanissetta, una città dove se il Governo rimanda alle calende greche un investimento di 9 milioni di euro per le periferie nessuno si indigna, ma se spostano di due settimane un concerto
neomelodico la gente è pronta a scendere in piazza!» Che dire? Non posso che concordare con Luigi Garbato. Pienamente. Ma precisiamo: i nisseni pronti a scendere in piazza per il rinvio di un concerto neomelodico (di Francesco D’Aleo) sono i soliti e ben noti esponenti della destra piccolo-borghese locale. Inutile fare i nomi, li conosciamo benissimo per i loro peculiari interventi nei social network e sui giornali. E i loro fanatici fan, ovviamente. Una considerazione però è doverosa: se questo è il livello della discussione pubblica, se questo è il livello della elaborazione politica, in questa città siamo davvero messi male. Malissimo, direi. Vuol dire che siamo inesorabilmente regrediti a un livello di “irrealtà” analogo a
quello di certi sventurati paese sudamericani. Insomma: senza un sano e illuminato realismo, senza autentiche e serie analisi, senza immaginazione personale e collettiva, senza visione e senza strategia, dunque, non si va avanti di un millimetro. Anzi: si va
indietro. Implacabilmente.

Leandro Janni

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