Cure palliative, l’attività della Samot a Caltanissetta: “Un modello di assistenza che dona dignità al malato”

223

Prosegue incessantemente l’attività della Samot associazione no profit‚ fondata a Palermo nel 1987‚ che offre assistenza domiciliare integrata e specialistica ai pazienti affetti da patologie gravi e che da qualche anno opera anche a Caltanissetta. Settanta in tutto i pazienti che ricevono cure palliative domiciliari da un’equipe multidisciplinare. “Noi ci occupiamo di seguire i malati affetti da patologie cronico-degenerative in fase avanzata e terminale e ci occupiamo di dare un modello di assistenza che è quello delle cure palliative domicliari – spiega Tania Piccione, responsabile regionale della Samot – ovvero un paradigma assistenziale che prende in carico il paziente insieme al suo nucleo familiare. Si tratta infatti di un intervento sistemico perché non si rivolge soltanto al malato, ma anche alle persone più vicine, con l’obiettivo di apportare un miglioramento nelle condizioni di vita attraverso il controllo del dolore e dei sintomi legati alla patologia, ma anche attraverso tutta una serie di interventi orientati a gestire la dimensione psicologica, spirituale e sociale del malato. E’ quindi un intervento olistico portato avanti da una equipe multidisciplinare della quale fanno parte medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, assistenti sociali, oss, dietisti e volontari perché la mission è quella di accompagnare il malato e la famiglia in questo percorso cercando di dare una risposta alla complessità dei bisogni. A Caltanissetta abbiamo iniziato questo rapporto convenzionale con l’Asp da circa un anno. Seguiamo circa 70 malati sul territorio di tutta la provincia. L’ambito privilegiato di intervento è il domicilio perché riteniamo che le persone preferiscano trascorrere le ultime fasi della malatta a casa circondati dagli affetti più cari. Ed è proprio al domicilio che gli operatori si spostano sulla base di un programma di assitenza che risponde ai bisogni del malato e che prevede un’integrazione di tutte le figure professionali proprio perché l’obiettivo è quello di dare una risposta completa al malato”. L’importanza delle cure palliative è stata sottolineata da uno dei medici palliativisti della Samot, la dottoressa Antonella Ballacchino. “La definizione di cura palliativa arriva dal latino pallium, ossia mantello, e quindi – spiega la dottoressa Ballacchino – si riferisce al concetto olistico di prendersi cura di. I medici all’interno dell’equipe, insieme ad altri operatori, avvolgono come un mantello il paziente e la sua famiglia in un processo di comunicazione che è il processo terapeutico stesso. Perché il medico palliativista altro non è che una figura sicuramente clinica che va a gestire i sintomi, e il dolore, ma soprattutto fa un percorso insieme al paziente e alla famiglia di comunicazione, di percezione della malattia e soprattutto di razionalità: per cui la conoscenza, la consapevolezza, l’accettazione della malattia, significano vivere le ultime fasi della propria vita con la massima dignità possibile. L’attività è volta anche ad evitare quelli che sono i ricoveri impropri per poi magari lasciare morire il paziente in regime di pronto soccorso quando invece il paziente potrebbe essere gestito a casa. Questo è un diritto dei pazienti, è qualcosa che il territorio deve conoscere perché il fine vita non è una banalità, perché si tratta di un momento importante dove a volte vengono fuori quelle che sono le crisi esistenziali, i rapporti familiari, tutto ciò che è insito nella vita della persona e che in quel momento viene rivisto sotto un’altra luce”.

Commenta su Facebook