“Cura Italia”, il Consiglio dell’ordine forense scrive al premier Conte: “Servono misure urgenti per l’avvocatura”

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Il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Caltanissetta chiede al Governo l’adozione “di misure urgenti ed improcrastinabili per il sostegno dell’Avvocatura, alla luce del lungo blocco dell’attività che il decreto legge Cura Italia ha confermato e la cui durata non appare allo stato determinabile”. Il Consiglio dell’Ordine forense riunito in seduta permanente via Skype ha analizzato le misure del decreto legge “Cura Italia” del 17 marzo avanzando una serie di criticità relative all’avocatura e le conseguenti proposte al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alla cassa forense.

Il provvedimento prevede misure di sostegno per il mondo del lavoro pubblico e privato e un’indennità di importo pari ad euro 600,00 per il mese di Marzo 2020 esclusivamente in favore dei liberi professionisti titolari di partita iva attiva alla data del 23.02.2020 e dei lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa attivi alla medesima data, iscritti alla Gestione separata di cui all’art.2, comma 26, della l. 1995 n. 335, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie. Istituitsce anche il “Fondo per il reddito di Ultima Istanza”, volto a garantire un’indennità nel limite di spesa di 300 milioni di euro per l’anno 2020 in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro. Interventi che saranno operativi con uno o più decreti attuativi.

L’avvocatura nissena fa rilevare “che la misura di cui all’art. 27 non opera in favore dei professionisti intellettuali iscritti ad un proprio ente di previdenza ed assistenza” e che “il Fondo per il reddito di ultima istanza appare costituito con la somma di complessivi 300 milioni per l’anno 2020 che appare assolutamente esigua, tenuto conto della platea piuttosto ampia dei beneficiari della stessa indennità che ricomprende lavoratori autonomi e dipendenti”. Indennità che non rappresenta misura di pronta attuazione visto che saranno necessari uno o più decreti attuativi.

L’avvocatura nissena chiede al Governo “di consentire la liquidazione ed il pagamento in favore di tutti gli avvocati dei compensi già maturati per l’attività fino ad oggi svolta in regime di patrocinio a spese dello Stato, anche mediante riduzione dei termini per l’esecutività dei decreti di liquidazione, escludendo espressamente detto termine dall’operatività della disposta sospensione”. Il Consiglio dell’ordine chiede di garantire “a tutti gli avvocati il medesimo trattamento riservato per le altre attività economiche e produttive con riferimento alla sospensione dal pagamento delle rate di mutui, canoni di locazione e leasing, ponendo in essere ogni provvedimento conseguente per sostenere la categoria degli Avvocati”.

Alla cassa forense, invece, l’avvocatura nissena chiede invece di “istituire un fondo per l’emergenza con erogazione di un’indennità in analogia a quanto previsto dall’art. 27, comma 1, del D.L. n. 18 del 17.03.2020 c.d. Cura Italia, adottando in ogni caso ogni più opportuno provvedimento di sostegno ed assistenza in tal senso. Promuovere forme di garanzia quali cessioni pro soluto o sconto di crediti degli avvocati nei confronti dello Stato anche per prestazioni rese con il patrocinio a spese dello Stato. Individuare strumenti straordinari di credito, agevolati quanto a condizioni e garanzie. Esonerare tutti gli iscritti dal pagamento dei contributi minimi per l’anno 2020, o in subordine rimodularne l’importo in percentuale al reddito disponendo adeguate forme di rateizzazione. Dimezzare l’aliquota del contributo soggettivo per i redditi annuali dichiarati nel 2019 inferiori ai 60.000 euro”.

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