Cuorenero. “La bussola segna sempre il sud” nel teatro che libera le passioni della Sicilia

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Quattro serate di emozioni al centro culturale Michele Abbate, con lo spettacolo “Cuore Nero, per tutti quelli che sono in alto mare”, del regista nisseno Aldo Rapè con Alessandra Ristuccia e Vincenzo Lo Iacono, andato in scena dal 3 al 6 gennaio, produzione Prima quinta.

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Vincenzo Lo Iacono e Alessandra Ristuccia

Rappresentazione di teatro-canzone, sulla scia dell’omonimo cortometraggio, “Cuore nero”, ma totalmente nuova, con diversi inediti dei due cantautori siciliani, accompagnati da Roberto Barni, Fabio Melilli e Marco Pluchino con la direzione di produzione di Salvatore Saporito, realizzato con il contributo del Comune di Caltanissetta.

Senza filtri, un flusso di emozioni continuo dal palco, allestito al centro culturale Michele Abbate, alla platea, affollata in tutti i posti per quattro serate.

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Aldo Rapè

Cuore Nero, cortometraggio promosso dalla Sicilia Film Commission, diventa così una produzione teatrale, nata a Caltanissetta, città del regista Aldo Rapè e della cantautrice Alessandra Ristuccia, voce della nuova musica popolare siciliana, che ha proposto numerosi inediti insieme a Fabio Melilli al flauto, Roberto Barni al basso e contrabbasso ed al percussionista Marco Pluchino.

Si parte dal viaggio, dal pellegrinaggio. Viaggio della speranza dei migranti, ma non solo. Perchè Cuore Nero è il nome di un pescatore, che nel film, come nello spettacolo, conduce la sua barca a remi in alto mare. Là dove incontra i naufraghi di un viaggio di cui anch’egli farà parte.

Perchè, come spiega Aldo Rapè, “tutti noi possiamo essere in alto mare e la bussola segna sempre il sud”. Anche quando all’orizzonte, in un monologo onirico, si parafrasa “Novecento” di Baricco. Sol che quando “qualcuno alzava la testa”, nel viaggio di Rapè e compagni, vedeva la Sicilia e non l’america.

Musicisti anche un po’ attori, insieme ad Aldo Rapè, regista in scena con monologhi e gestualità che si dipanano sullo sfondo di immagini e frasi. Taglienti quelle che riguardano la nostra storia, la dominazione borbonica, l’arrivo di Garibaldi in Sicilia, l’unità d’Italia e l’inizio dell’emigrazione. Nitidamente descritte con la dolcezza di versi in siciliano di Vincenzo Lo Iacono.

DSC09786“E’ una critica sottile. Sta nel fatto che noi siciliani dobbiamo prendere consapevolezza di chi siamo, come ognuno deve fare con la bellezza di ciò che ha, evitando che altri si impadroniscano in modo improprio di ciò che abbiamo. La Sicilia è un’isola di approdo ma anche un’isola dove si deve ritornare”, spiega il regista nisseno.

Ma c’è anche una sferzante critica alla superficialità nei social network, alla banalizzazione di eventi tragici come il terrorismo, in un crescente ritmo di battute scandito da buoni sentimenti (la pietà per le vittime del terrorismo) che si alternano candidamente con hashtag dal refrain guerresco: “#maledetti bastardi”.

La confusione tra il “dio nostro” e il “dio loro”, la solidarietà che si traduce nell’appiccicare una bandiera al profilo facebook.

ASCOLTA… “Maledetti bastardi”

Impeccabile e potente l’esibizione di Alessandra Ristuccia, sul palco insieme al cantautore Vincenzo Lo Iacono. Musica popolare
DSC09777siciliana proposta con pezzi inediti di grande intensità e ritmo con due stili diversi sul palco che si contemperano a vicenda. “Alessandra – spiega il regista – rappresenta la terra e il fuoco, Vincenzo rappresenta il fine poeta, gli elementi dell’acqua e dell’aria. Questa fusione diventa esplosiva nel palcoscenico”.

Sul Teatro canzone, Alessandra Ristuccia ammette: “E’ un progetto che parte da questa idea, ci crediamo”. E ci sono concrete prospettive in tal senso che la compagnia di Rapè porterà in giro “Cuore nero” per l’Italia e l’Europa.

Lungo e coerente il percorso dell’artista nissena che dallo studio della musica popolare siciliana ha sviluppato una propria sensibilità tradotta negli anni in uno stile inconfondibile.

DSC09773“Nel cuore ho il canto degli fogliamari. Parto da quello, anzitutto nella voce e da lì si è sviluppato un mondo in relazione alla mia conoscenza musicale che è moderna ed ho mischiato il nostro cantare con uno stile moderno. Sarebbe anacronistico cantare la modernità in modo antico”.

Ascolta il brano “Cuore nero” in presa diretta

E così la scelta di strumenti e ritmiche non è casuale e ondeggia dai giri più classici del repertorio siculo a tempi a “levare” dalle sonorità quasi reggae. Ma mai scontata, piuttosto è una musica sempre originale anche grazie alle “invenzioni” ed al tempo incessante di Marco Pluchino e alla sintonia consolidata con gli altri elementi, flauto, basso e contrabbasso. Nota a parte per l’aspetto tecnico audio e luci di “Arte e spettacoli” di Marco Chiarello che ha contribuito a rendere potenti le immagini in un palcoscenico volutamente “povero”, una scenografia situazionista limitata ad una barca ondeggiante.

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