Criticità nei Cpr, con l’ultimo bando del Viminale è stata ridotta l’assistenza sanitaria

Nei Centri di Permanenza e Rimpatrio italiani manca personale per i servizi destinati alla persona ma anche strutture previste per legge, oltre a gravi carenze igieniche dei locali. È il quadro che emerge dal rapporto ‘Buchi neri. La detenzione senza reato nei centri di permanenza per i rimpatri’ di Cild, Coalizione italiana Libertà e diritti civili presentato oggi.In dettaglio, secondo quanto appare nello schema di capitolato d’appalto, predisposto, dal ministero dell’Interno, nel 2018 e parzialmente confermato anche nel 2021, si è registrato un drastico calo di tutti i servizi destinati alla persona, con la riduzione del monte ore del personale dipendente degli enti gestori dei Centri, dagli operatori diurni e notturni, passando per i servizi di informazione normativa e mediazione, fino allo stesso personale sanitario). Ciò – secondo il rapporto – ha determinato nei diversi Cpr una strutturale carenza di personale, con delle derive patologiche registrate in alcune strutture.

I tagli non hanno risparmiato neanche il settore sanitario. Fermo restando la presenza fissa di un infermiere per 24h al giorno, per i CPR con una capienza fino a 50 posti, nel passaggio dal 2017 al 2018/2021 si è avuta una riduzione del monte ore prestato dai medici del 41,7% e dagli psicologi del 55,6%; per i Cpr con una capienza da 51 a 150 posti la riduzione del monte ore prestato dai medici del 27,1%, con un aumento del 16,7% nel 2021 rispetto al 2017. Per quanto riguarda gli psicologi nel passaggio dal 2017 al 2018/2021 vi è stata una riduzione del monte ore prestato del 33,3%. Ancora più alta la riduzione nei Cpr con una capienza da 151 a 300 posti: rispetto al 2017, il monte ore prestato dai medici è stato ridotto del 70,8% nel 2018 e del 41,7% nel 2021. Per quanto concerne gli psicologi, nel passaggio dal 2017 al 2018/2021 vi è stata una riduzione del monte ore del 55,6%.In quasi tutti i 10 Cpr attivi sul territorio non sembrano essere previsti locali di pernottamento differenziati per i richiedenti asilo, come espressamente richiesto del decreto accoglienza e dallo stesso Comitato europeo per la Prevenzione della Tortura. ? In alcuni casi, i metri quadri delle singole stanze non sembrano rispettare lo standard dello spazio vitale minimo richiesto dalla Corte Edu, come a Torino, dove ogni locale di pernotto di 20/24 mq ospita ben 7 persone. Tra le carenze più gravi la mancanza di luce naturale, derivante dalla presenza di finestre schermate (Torino, Roma); la mancanza di campanelli d’allarme (Milano, Torino, Gradisca, Roma); la mancata possibilità per i trattenuti di attivare direttamente i pulsanti di accensione/spegnimento della luce (Torino, Milano, Gradisca Roma, Palazzo San Gervasio); la presenza di blatte e di ambienti non isolati (Palazzo San Gervasio, prima dei lavori di ristrutturazione); la presenza di materassi privi della data di scadenza e spesso senza lenzuole (Bari); l’assenza di vetri alle finestre e materassi usurati con la presenza di muffa (Caltanissetta, prima dei lavori di ristrutturazione).

A ciò si aggiungono casi di gravi carenze igieniche con criticità riscontrate nei cpr Milano, Torino, Gradisca: Palazzo San Gervasio per la mancanza di porte nei locali di servizio e le pessime condizioni igieniche dei locali di servizi(Milano; Bari; Brindisi) e ulteriori criticità degli stessi come la mancata possibilità di regolare la temperatura dell’acqua nelle docce.

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