Costruire una città affidabile. Il valore sociale della misericordia

758

spremutaA conclusione del Giubileo straordinario della misericordia, Francesco ha pubblicato la lettera apostolica intitolata Misericordia et misera. Oltre a far discutere, più mediaticamente che nella sostanza, sulla possibilità per ogni sacerdote di concedere la remissione del peccato legato alla pratica dell’aborto, il documento ci invita a valutare le diverse declinazioni valorali della misericordia fra le quali quella sociale. Difatti, al numero 17 del testo, il vescovo di Roma afferma: «le opere di misericordia corporale e spirituale costituiscono fino ai nostri giorni la verifica della grande e positiva incidenza della misericordia come valore sociale. Essa infatti spinge a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone che sono nostri fratelli e sorelle, chiamati con noi a costruire una “città affidabile”».

Il punto di partenza per la costruzione di una città affidabile è delineato dalla consapevolezza di non avere paura dello Stato e dei suoi ordinamenti. Tale fattore deriva dall’effettiva finalità dell’istituzione statale che coincide, o dovrebbe, con la ricerca del bene comune. Tuttavia, la questione non appare così scontata poiché, in genere, lo Stato moderno nei suoi presupposti non sembra avere un fine diretto se non quello di riconoscere i diritti fondamentali dell’uomo e di difendere la proprietà privata. Di conseguenza, l’a-finalismo dello Stato moderno conduce ad una sorta di inazione delle procedure statali preoccupate esclusivamente di tutelare forme contrattuali più o meno rilevanti e, pertanto, i soli diritti individuali dei cittadini.

Per superare simile impasse, occorre rifarsi alla categoria culturale della fraternità la quale in Occidente si è plasmata sia sul concetto della carità cristiana sia sul movimento filosofico-politico della rivoluzione francese. Sulla scia di questa duplice matrice, la fraternità in politica rilancia questioni – profondamente connesse alla ricerca del bene comune e all’attuazione di una democrazia sostanziale – come la convivenza delle pluralità, la fratellanza civica e la solidarietà sociale.

In vista dell’edificazione di una città affidabile, un apporto necessario deve essere offerto al concetto e alla pratica della democrazia. Il rinnovamento dell’attuale sistema politico passa per il superamento della degenerazione video-cratica, medio-cratica e plebiscitaria del sistema democratico che ha condotto, insieme al decadimento morale, allo scollamento fra cittadini e istituzioni. Nella sostanza, bisogna intendere la democrazia non solo come strumento per il rispetto di procedure, bensì come processo – sempre in atto – per la difesa e per lo sviluppo dell’uomo e delle comunità da questo generate. Ne deriva che il sistema democratico, pur nel rispetto della crescente pluralità e diversità della realtà odierna, è il contenitore per la perenne ricerca della verità dell’uomo congiunta al bene comune. Valori non più superabili come l’uguaglianza fra gli uomini, la pluralità e la laicità confermano che lo spazio democratico è un luogo dove si esprime la verità sull’uomo.

Quindi, alla luce dalla declinazione sociale della misericordia possiamo definire la finalità della democrazia, e più in generale della politica. Questa non può appagarsi di uno stato di sterile neutralità bensì, per sua natura, è destinata a ricercare – come proprio fine – la giustizia, il bene comune, la vita buona. Perciò, il fine dell’associazione politica è quello del vivere bene e di consentire agli uomini di sviluppare al meglio le proprie virtù. Così, la politica è arte del deliberare il bene comune e non esclusivo legame umano di tipo procedurale e contrattuale poiché la finalità dello Stato, e della democrazia, è la vita buona. Alla luce di ciò, l’uomo deve evitare sia il rischio di ritenere la politica come un’attività fra le tante da poter eludere sia la convinzione di pensare alla politica come ad un mero strumento per l’arricchimento economico.

Rocco Gumina

Commenta su Facebook