Corruzione e mazzette in Sicilia. Lari: "normativa inefficace, corsa a ostacoli per il Pm"

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“La normativa anti-corruzione analisi e prevenzione”. Questo il titolo di una giornata di studi, tra workshop, tavole rotonde e convegni, organizzata venerdì al Consorzio universitario nisseno con relatori provenienti da diversi settori dell’amministrazione pubblica, dell’università e della ricerca, della magistratura e dell’amministrazione della giustizia.

Il procuratore Sergio Lari, in tema di corruzione, invita a dividere gli aspetti amministrativi da quelli penali e quindi processuali. Sul fronte penale, secondo Lari, si sono fatti passi indietro ed è diventato praticamente impossibile perseguire alcuni casi di corruzione, la cui prescrizione è peraltro breve. Sul fronte amministrativo la Legge Severino, varata dal governo Monti con il nome di “Legge anti corruzione”, non prevede la figura del collaboratore di giustizia, ovvero di colui che denuncia, pur avendo partecipato al reato, magari da sottoposto. Il Procuratore ammette le lacune del legislatore. “Oggi viene punito persino chi viene indotto a versare danaro o altre utilità a pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, nel caso della concussione per induzione, evidentemente in questa maniera è impossibile ottenere la collaborazione del soggetto indotto. Una normativa che volesse essere efficace, invece, dovrebbe prevedere ipotesi di non punibilità o attenuanti speciali, cosa che la legge Severino non ha previsto completamente”, afferma Lari.

“Dobbiamo distinguere l’intervento della legge Severino sul versante amministrativo da quello penale. Sul primo, passi avanti ne sono stati fatti, su quello penale si sono perse occasioni. Innanzitutto di intervenire sulla prescrizione e poi sul falso in bilancio e auto riciclaggio e soprattutto si è persa l’occasione di semplificare la materia. Si è invece complicata ulteriormente la materia nel codice penale. Per il Pubblico Ministero, fare una contestazione di corruzione è diventata una corsa a ostacoli, non solo per la prescrizione di sei anni in alcuni casi estendibili a otto, ma soprattutto perchè distinguere tra concussione per induzione (la nuova legge attenua le pene e la prescrizione, ndr.), corruzione, concussione per costrizione, è diventato un vero ginepraio”.

Oggi la corruzione vale sempre molti miliardi “in Sicilia come nel resto dell’Italia – conclude Lari – lo dimostrano le diverse inchieste che la Procura di Palermo ha aperto anche sul versante della politica regionale”.

La corruzione e’ in aumento in Sicilia dove nel biennio appena trascorso la Guardia di Finanza ha denunciato 1673 persone, 87 delle quali arrestate, per reati contro la pubblica amministrazione. Sono state indebitamente percepite risorse pubbliche per 464 milioni di euro. I dati sono stati resi noti dal comandante regionale, generale Ignazio Gibillaro, durante un convegno svoltosi a Caltanissetta sulle nuove norme anticorruzione. In appena due anni, si stima che in Sicilia il danno erariale sia stato pari a 994 milioni di euro. “In due anni, ha detto Gibillaro, sono stati bloccati 72 milioni di euro prima di essere erogati e denunciato 1.039 persone. Sono dati indicativi di un fenomeno che sicuramente e’ molto diffuso ma anche del fatto che progressivamente si stanno mettendo in campo delle nuove metodologie per contrastare il fenomeno legato alla corruzione”.

Tra gli altri hanno relazionato al convegno Giovanni Chinnici, della Fondazione “Rocco Chinnici”, Fabio Trizzino, del centro studi “Paolo Giaccone”, Salvatore Cardinale, presidente della Corte d’Appello e Claudio Dall’Acqua, presidente del Tribunale, Emilio Giammusso, presidente del consorzio universitario, Giancarlo Montedoro, direttore dell’Ufficio Affari Giuridici della Presidenza della Repubblica, Michele Laforgia, avvocato penalista del Foro di Bari, Ignazio Gibilaro, comandante regionale della Guardia di Finanza, il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, il suo omologo della Procura di Catania, Giovanni Salvi, il Procuratore Aggiunto, Lia Sava, il Presidente della sezione Misure di Prevenzione, Antonio Balsamo che presiede anche la corte d’Assise al processo Borsellino quater, il comandante provinciale dei Carabinieri, Colonnello De Quarto, il colonnello della DIA, Gaetano Scillia.

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