Coronavirus. 150 posti letto in provincia di Caltanissetta, ecco il piano dell’Asp per fronteggiare l’emergenza

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C’è un piano che è già partito e che bisogna portare a compimento per step nel più breve tempo possibile. Una rivoluzione necessaria per ampliare i posti letto dedicati ai pazienti affetti da patologia covid. Anche se i numeri al momento sono ancora contenuti con 18 ricoveri in malattie infettive e tre in terapia intensiva, bisogna tenere conto di due fattori: l’imprevedibile andamento dell’epidemia e la veloce progressione della patologia. Elementi che impongono ai vertici dell’azienda sanitaria decisioni tempestive per rendere disponibili i posti letto che l’assessorato alla Salute ha richiesto: 155 dedicati ai pazienti covid e 30 per la terapia intensiva.

Sono questi i numeri della trincea nissena in quella che tutti hanno definito una guerra. Il direttore generale dell’Asp di Caltanissetta, Alessandro Caltagirone, già il 26 marzo aveva convocato i componenti della task force per l’emergenza per illustrare e condividere tutte le manovre organizzative necessarie per attuare il piano. Al tavolo convocato via Skype hanno partecipato i dirigenti sanitario e amministrativo dell’azienda sanitaria provinciale, Marcella Santino e Pietro Genovese, il presidente dell’Ordine dei medici Giovanni D’Ippolito, i primari di area chirurgica, di quella medica e della rianimazione, il direttore di presidio del S.Elia e il sindaco di Caltanissetta Roberto Gambino.

“In particolare – spiega il direttore Caltagirone – l’assessorato alla Salute ha richiesto all’Asp un assetto organizzativo fatto su più step che porti i posti letto dedicati al Covid ad un valore finale pari a 155 e quelli di Terapia Intensiva ad almeno 30. In relazione alla veloce progressione della patologia si è registrata la piena condivisione di tutti sull’opportunità di avere i posti letto a maggiore intensità di cura vicini alla terapia Intensiva. Un criterio condiviso anche dall’assessorato regionale alla Salute”.

Per questo motivo il manager dell’azienda sanitaria si dice stupito di alcune prese di posizione registratesi negli ultimi giorni. “Sulle iniziative intraprese abbiamo informato il Prefetto, i primari, le organizzazioni sindacali convocate dallo stesso Prefetto e tanti Rls ed Rsu. Pertanto mi coglie di sorpresa quanto letto in questi giorni sul vostro portale e vorrei cogliere l’occasione per ampliare la platea di coloro che per qualche ragione non sono stati raggiunti dalle informazioni diffuse o condivise. La scelta di concentrare tante attività legate alla gestione dell’emergenza coronavirus all’interno della palazzina B è stata sicuramente vincente – spiega Caltagirone -. Sicuramente proporzionata per la gestione del paziente nelle prime fasi ma non è possibile pensare che solo questo edificio sia sufficiente per l’intera gestione di una patologia così complessa. Altrettanto impossibile pensare di creare una terapia intensiva all’interno della stessa palazzina. Sono opere incompatibili con le predisposizioni impiantistiche dell’edificio e temporalmente discordanti con la gestione di un’emergenza”.

La polmonite da coronavirus può portare ad un veloce aggravarsi delle condizioni di salute. E’ quindi fondamentale che pur garantendo percorsi separati, i posti letto covid si trovino in strutture dotate di terapia intensiva respiratoria. In provincia di Caltanissetta rispondono a questa caratteristica gli ospedali Sant’Elia del capoluogo e il Vittorio Emanuele di Gela.

La task force ha quindi lavorato alla proposta resa esecutiva dall’Asp relativa al piano di accorpamenti preliminari di alcuni reparti dell’edificio principale del S.Elia per liberare posti letto nel caso in cui quelli del pronto soccorso infetivologico (da 26 a 30 nella palazzina B, ndr.), non siano più sufficienti. Il piano prevede che dal primo al terzo piano del S.Elia sono resi disponibili posti letto nel numero di 20 al primo piano, 32 al secondo, 42 al terzo. Altri 60 posti letto di cui 30 con ossigeno sono ricavati nella Rsa di via Luigi Monaco.

“Dobbiamo immaginare l’andamento della patologia come una curva a forma di campana dove l’apice rappresenta la manifestazione dei sintomi più gravi mentre le curve ascendente e discendente corrispondono a condizioni fisiche del paziente tra loro similari. Possiamo quindi immaginare di utilizzare la Rsa o anche strutture ospedaliere periferiche solo quando il paziente entra nella curva discendente per completare il percorso di guarigione. Ma fino a quel momento dobbiamo garantire un posto letto in prossimità di un reparto di terapia intensiva”.

In linea con questa indicazione la task force ha concordato l’utilizzo di ulteriori posti letto presso i presidi di Mussomeli, Mazzarino e Niscemi solo per la gestione del pre-triage infettivologico o a supporto delle dimissioni protette. “Impossibile pensare ad un utilizzo di tali presidi ospedalieri nella fase iniziale proprio per la lontananza dalle terapie Intensive – aggiunge Caltagirone -. L’utilizzo del blocco operatorio del quarto piano del corpo centrale del Sant’Elia è stato opportuno in una prima fase e comunque molto sicuro in quanto il paziente raggiunge quest’area senza ulteriori passaggi poiché tutti gli esami diagnostici vengono fatti prima. Pertanto nessun utilizzo promiscuo di ascensori o percorsi. Le indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità non lo prevedono e lungi da noi commettere errori in tal senso. Siamo pronti per il trasferimento della Terapia Intensiva al piano -1 del blocco dell’emergenza per poter rispondere ad un nuovo obiettivo di ampliamento di posti letto di rianimazione che l’Assessorato ci ha dato e restituire il Blocco Operatorio del quarto piano alle attività chirurgiche”.

L’obiettivo fissato è quello di attivare 22 posti letto di terapia intensiva al S.Elia di Caltanissetta.

 

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