Contributi comunitari in odor di mafia: i particolari dell’operazione “Nibelunghi”

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arrestati nibelunghiNelle prime ore di questa mattina a Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna e a Capizzi, in provincia di Messina, è stata data esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare (due in carcere e quattro agli arresti domiciliari) emesse dal Gip del Tribunale di Caltanissetta nei confronti di 6 soggetti indagati, a vario titolo, dei delitti di concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni di proprietà di soggetti appartenenti a Cosa Nostra. L’operazione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ed eseguita congiuntamente dai finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Caltanissetta e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Enna.La misura cautelare della custodia in carcere è stata emessa nei confronti di Gabriele Giacomo Stanzù, 57 anni, nato a Capizzi Messina, con una condanna a 14 anni per omicidio e di Nicolina Stanzù 40 anni di Capizzi. Agli arresti domiciliari vanno invece Carlotta Conti Mammanica, 41 anni di Enna, Antonio Di Dio, 30 anni di Nicosia, Carlo D’Angelo, 53 anni di Valguarnera Caropepe e Nunzia Mammanica Conti, 42 anni, sorella di Carlotta e moglie di Stanzù. Le indagini sono state effettuate seguendo il flusso patrimoniale di Gabriele Giacomo Stanzù, soggetto già emerso in pregresse indagini per fatti di mafia tanto da aver riportato una condanna definitiva per assistenza agli associati mafiosi nell’ambito dell’operazione Dioniso. Lo stesso è stato tratto in arresto per l’omicidio di Francesco Saffila e condannato in via definitiva alla pena di 14 anni di reclusione. Le indagini, che sono scaturite dall’analisi delle dichiarazioni rese da numerosi collaboratori di giustizia, hanno fatto emergere la continuità di Santù alla consorteria mafiosa denominata “Cosa Nostra”, in particolare ad elementi di spiccco della malavita gelese tra cui Daniele Emanuello. In una seconda fase sono state monitorate le movimentazioni effettuate da Stanzù nei confronti di proprio congiunti e conoscenti. Dalle indagine sono emerse operazioni finanziari e patrimoniali mirate a schermare i beni e le aziende riconducibili all’indagato per scongiurare un’eventuale aggressione preventiva dei patrimoni. L’attività illecita aveva. permesso alla famiglia Stanzù attraverso dei prestanome di continuare a beneficiare dell’incameramento di aiuti comunitari. Oggi sono stati sequestrati anche beni per un valore superiore a 11 milioni di euro, consistente in terreni, fabbricanti autovetture e diversi conti correnti postali e bancari. Le ulteriori attività investigative, svolte, anche avvalendosi di attività tecniche, hanno corroborato la pericolosità sociale dello Stanzù e la connivenza dei soggetti oggi tratti in arresto. Tanto il fratello, Nicola Stanzù quanto gli altri soggetti indagati hanno continuato, infatti, a gestire il patrimonio in nome e per conto dello stesso Gabriele Stanzù, attraverso trasferimenti fittizi di beni direttamente o indirettamente riconducibili a quest’ultimo. L’operazione odierna ha fatto inoltre emergere l’esistenza di concreti interessi della criminalità organizzata di stampo mafioso e di soggetti contigui ad essa nel settore dell’illecita acquisizione di aziende agricole e appezzamenti di terreni utilizzati per la presentazione di domande finalizzate all’acquisizione dei contribuiti Agea. (Foto Rita Cinardi)

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