Consiglio a vuoto, Udc bacchetta gli enti assenti ma stop a processi che non aiutano soluzione

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Dopo le polemiche scatenate dal nulla di fatto del consiglio comunale convocato in sessione urgente per la crisi idrica, interviene il coordinamento cittadino dell’Udc di Caltanissetta.  Il capogruppo in consiglio comunale, Adriana Ricotta, aveva chiesto un rinvio per l’assenza degli interlocutori principali del servizio idrico cittadino, ma la votazione fallì per mancanza di numero legale. Martedì, infine, a parte la Ricotta, Favata e la presidente Montagnino, non si è presentato nessuno.

“Spiace leggere – dice il coordinatore Udc, Felice Dierna – certi comunicati stampa di singoli consiglieri (anche appartenenti allo stesso gruppo politico) o di partiti di maggioranza e opposizione. Dispiace ancor di più dover commentare notizie artificiosamente diramate agli organi di stampa per alimentare l’antipolitica (rassicuriamo i lettori che la spesa per la celebrazione del civico consesso non è di 4.000 €, così come dichiarato da un consigliere, ma è stata quantificata in meno della metà). Non possiamo non esimerci dallo stigmatizzare il comportamento degli interlocutori (Caltaqua, Ato Idrico CL6 e Sicilia Acque) che hanno disertato la seduta del civico consesso, convocata ad hoc per disquisire dei problemi idrici che hanno interessato ultimamente la nostra comunità. Ecco che si solleva, però, un coro (quasi unanime) dagli scranni del consiglio comunale, additando chi, come l’UDC, nell’interesse della cittadinanza, ha desiderato la presenza in aula di questi soggetti, con il solo obiettivo di avere delucidazioni in ordine ai quesiti che attanagliano i cittadini e potere interloquire direttamente con essi. E’ vero che il Consiglio Comunale è sovrano e che avrebbe potuto continuare la discussione in aula. Ma i quesiti sarebbero rimasti senza risposta. E la città non può più aspettare risposte a quesiti mai posti. Assistiamo, di contro, al processo di “moralizzazione” di taluni consiglieri che evidentemente con i loro comportamenti tenuti in aula e fuori dall’aula certo non aiutano a risolvere i problemi.  Auspichiamo che le commissioni consiliari facciano piena luce su quanto accaduto (senza la necessità di istituire una commissione di indagine che, da statuto comunale, dovrebbe indagare su atti e provvedimenti di natura interna al Comune e quindi non su soggetti terzi senza alcun rapporto diretto con l’ente comunale) attraverso l’acquisizione di documenti e l’audizione di questi soggetti, con l’obiettivo di indire un nuovo consiglio comunale ove si tratti il problema dell’acqua a trecentosessanta gradi (piano operativo triennale di investimento, tariffe idriche, depuratore, impianti di energie rinnovabili mai entrati in funzione, rifacimento delle reti di distribuzione, etc.), invitando il Presidente del Consiglio Comunale ad accertarsi della presenza fisica dei referenti di questi enti, conditio sine qua non per la celebrazione di un ulteriore civico consesso.”

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