Consiglieri assenti. Operai in cassa integrazione occupano l'aula consiliare di Gela

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Il consiglio comunale di Gela, convocato per una seduta di “question time”, non riesce a riunirsi per mancanza del numero legale e 200 lavoratori di cinque imprese dell’indotto dell’Eni, senza stipendio ne’ cassa integrazione da cinque mesi, occupano gli scranni dei consiglieri assenti, presidiando l’aula per due ore, in segno di protesta.
E’ accaduto ieri sera, in municipio, con momenti di tensione tra le 21 e le 23, mentre fra grida e insulti, rivolti dai dimostranti ai politici, si è sfiorato lo scontro fisico. Gli operai chiedono l’impegno del comune perché solleciti la Regione a dichiarare lo stato di “crisi complessa”, senza cui non si possono avviare i lavori già concordati nell’accordo di Roma e finanziati dall’Eni per la riconversione “green” della raffineria, che abbandona il petrolio per passare alla produzione di bio-carburanti.
Tra le interrogazioni all’ordine del giorno c’era una mozione (che non è stato possibile discutere) con cui un consigliere chiedeva “l’utilizzo di parte delle royalties (petrolifere) per finanziare i corsi di formazione e progetti di servizio civile per tremila giovani”.
La vicenda della dichiarazione di “area di crisi complessa” da parte della Regione Siciliana è da settimane al centro del dibattito nella città del Golfo e a Palazzo d’Orleans dove è stata indirizzata una missiva da parte delle segreterie regionali e territoriali di Cgil, Cisl e Uil per chiederne la formulazione.
Tramite successivi adempimenti, infatti, tra cui la dichiarazione di “area di crisi complessa” per Gela e il comprensorio del Golfo, il Comune potrà incassare i soldi delle “compensazioni” previsti dall’accordo di programma che ammontano a circa 30 milioni di euro. Una partita non indifferente, dunque, sulla quale i sindacati chiedono di agire in fretta.

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