Confermato divieto di dimora per Pino Maniaci. Per il Gip non ha spiegato dazioni di denaro e vicenda dei cani

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Sono le carte, almeno in questa fase, a dare ragione all’accusa nei confronti del giornalista Pino Maniaci, direttore di TeleJato.

Il Gip del Tribunale di Palermo, Ferdinando Sestito, ha rigettato la richiesta di revoca e/o sostituzione della misura cautelare del divieto di dimora nelle province di Palermo e Trapani, che i legali di Maniaci, Antonio Ingroia e Bartolomeo Parrino avevano presentato contestualmente all’interrogatorio di garanzia.

Per il Gip non sono affatto cessate le esigenze cautelari di “interrompere il circuito relazionale” del giornalista sul territorio e ciò a causa di alcune palesi incongruenze tra le spiegazioni fornite da Maniaci sulle contestazioni mosse dalla Procura di Palermo.

In particolare sull’uccisione dei cani, Maniaci ha detto in conferenza stampa (e davanti al Gip) di avere presentato una denuncia contro ignoti non sapendo chi fosse l’autore dell’indimidazione. Dunque al telefono, quando parlava con l’amica, e accusava G.B. il marito di quest’ultima, lo avrebbe fatto solo per farla sentire in colpa, per un tornaconto personale, ritenendo invece, come poi divulgato ai colleghi, che i veri autori fossero i mafiosi.

Una circostanza smentita dalle carte dell’inchiesta. Maniaci infatti quando denunciò l’uccisione dei suoi due cani, fatti trovare impiccati, riferì chiaramente i suoi sospetti ai Carabinieri, indicando quale “presumibile” autore proprio il marito della donna.

Uscendo dalla caserma, però, dava la linea alla stampa: e’ stata la mafia.

Altre sono le contestazioni che per il Gip non sono state giustificate dal giornalista, in particolare sulla dazione di denaro, 466 euro da parte del sindaco di Partitico, che la Procura ritiene oggetto di estorsione e che il giornalista ha sostenuto essere il corrispettivo di una pubblicità in televisione del ristorante di cui è titolare la moglie del sindaco.

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