Comuni siciliani emarginati. Dopo la manifestazione dell’Anci Sicilia a Roma si valuta una norma

Senza un intervento dello Stato, a fine anno ai 100 comuni della Sicilia già in dissesto se ne potrebbero aggiungere altri 200 che non sono nelle condizioni di approvare i bilanci entro il 31 dicembre. Un grido d’allarme quello lanciato ieri dall’Anci Sicilia che ha portato a Roma 150 sindaci e che il governo Draghi ha raccolto.

“Abbiamo trovato una interlocuzione molto forte da parte del ministro Gelmini, da parte della presidente del Senato e soprattutto abbiamo avuto un incontro durato oltre due ore con la ministra Lamorgese e con tutto lo staff del ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia – spiega il presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando – Si sta studiando una ipotesi normativa che serva a far comprendere all’opinione pubblica nazionale che i comuni siciliani sono le vittime della mancata attuazione dello Statuto siciliano: quella speciale autonomia che doveva servire allo sviluppo della Sicilia ha finito per emarginare i comuni siciliani rispetto agli altri comuni d’Italia”. I sindaci hanno spiegato a ministri e dirigenti dello Stato che “la condizione di crisi finanziaria” dei comuni “è diventata strutturale”. “E’ una condizione inaccettabile – dice Orlando – che certamente non non può essere sopportata e che dipende dalla disattenzione del governo nazionale e di quello regionale”.

Presente alla manifestazione anche il sindaco di Caltanissetta, Roberto Gambino. “Abbiamo chiesto di adottare ulteriori misure per superare lo stato di crisi dei Comuni. I nostri territori e la nostra gente hanno bisogno di risposte che noi sindaci da soli non riusciamo a dare. I bilanci sono esigui e nel post pandemia le necessità si sono quadruplicate. Dobbiamo adesso tenere conto anche delle nuove povertà. Abbiamo presentato un documento concreto con una lista di richieste dalle quali non prescinderemo”.

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