Compie tre anni il manifesto per la Cultura. Tra criticità e prospettive l’analisi dei promotori

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Rosanna Zaffuto Rovello e Luigi Garbato(di Luigi Garbato e Pasquale Carlo Tornatore) Tre anni fa, il 24 luglio 2012, è apparso prima su Facebook e poi sulla pagina locale de La Sicilia il Manifesto per la Cultura a Caltanissetta, firmato da Luigi Garbato e redatto in 10 punti. A che punto siamo adesso?

1.Il Redentore è sempre oggetto dell’interesse dei comitati di quartiere e di tutte le istituzioni impegnate nella valorizzazione del monumento. Restano da attuare alcuni interventi previsti dal piano condiviso di recupero del sito, ma più preoccupante è la ricomparsa di scritte oscene che deturpano la base del monumento. Si dovrebbe provare poi a inserire la visita al Redentore nei circuiti di turismo religioso dei santuari.

2.Al settembre 2014 risalgono le ultime azioni della Rete Museale, Culturale e Ambientale del centro Sicilia. Da allora la Rete non ha più una guida salda (il presidente Salvatore Vizzini è in proroga ormai da un anno) e manca un orientamento generale che Pasquale Tornatore, responsabile presìdi slow food di Caltanissettaindividui le priorità da seguire tra le necessità giuridiche e le azioni concrete.

3.In questi ultimi tre anni è cresciuta la sensibilità nei confronti dell’eredità letteraria della città, con l’inserimento di Rosso di San Secondo nella Strada degli Scrittori promossa dal Distretto Turistico della Valle dei Templi: siamo sulla buona strada.

4.Nell’anno dell’Expo di Milano il settore agroalimentare ha assunto sempre più un ruolo determinante non solo come asset di sviluppo culturale ma anche come elemento identitario del territorio nisseno capace di garantire nuove possibilità di crescita economica.

5.Palazzo Moncada ha continuato la propria missione culturale, diventando “Galleria Civica d’Arte”, ma la recente rinuncia della prof.ssa Zaffuto Rovello lascia la sezione dedicata allo scultore nisseno Tripisciano senza una direzione culturale. Per quanto la Pro Loco garantisca l’apertura, Palazzo Moncada paga la mancanza di una visione d’insieme che rende la “Galleria Civica d’Arte” e le sale dedicate a Tripisciano precarie nella gestione e nell’allestimento, rende il piano nobile soggetto alle più disparate attività culturali e non trasmette nessuna informazione sul più grandioso palazzo barocco del centro Sicilia. Sarebbe auspicabile pensare a una governance culturale per Palazzo Moncada (Sale Tripisciano e Frattallone e piano nobile), predisponendo un allestimento che racconti la storia del palazzo e della famiglia Moncada, la scultura nissena tra XIX e XX secolo, e destinando uno spazio alle mostre d’arte. A nostro giudizio lo spazio dell’ex rifugio antiaereo deve essere concepito a livello di gestione come un tutt’uno con l’adiacente Palazzo Moncada.

6.Il Museo Diocesano negli anni passati ha proposto due progetti di Museo Diffuso, uno dedicato al Roggeri e l’altro che ha coinvolto le chiese di S. Agata, S. Croce e S. Giuseppe: sulla base di questa esperienza positiva si potrebbe avviare una sperimentazione, sostenuta dalla Curia, per creare un circuito di visita stabile che coinvolga il Museo e le principali chiese del centro storico.

7.Nell’ultimo anno la Biblioteca Scarabelli è diventata il cuore pulsante dell’attività culturale cittadina; si può ancora lavorare sulla valorizzazione e lo studio del patrimonio librario e artistico della biblioteca.

8.La Villa Amedeo è al palo: nonostante gli annunci la fontana è ancora priva dell’Amorino del Cervello, orribilmente compromesso da qualche sprovveduto, e i busti dei più importanti scultori nisseni restano ricoperti di muffe e scritte. Occorre un restauro e interventi di ripristino!

9.L’Archivio Fotografico della città scomparsa potrebbe camminare di pari passo con il Museo dell’oralità che l’amministrazione ha intenzione di realizzare: sarebbe un modo per lasciare traccia di una città di cui non abbiamo più memoria.

10.Permane l’assenza di una guida per le strutture culturali del comune. Palazzo Moncada, il Teatro Margherita, la Biblioteca Scarabelli e il Centro culturale polivalente “Abbate” non hanno un direttore. La mancanza di una cabina di regia per ogni struttura (o meglio una unica per tutte) genera caos, anarchia e mancanza di visione. E’ auspicabile che l’amministrazione Ruvolo provveda velocemente a colmare questo vulnus, anche attraverso l’attivazione della Consulta per la Cultura, e a investire anche una piccola simbolica cifra del bilancio comunale se vuole realmente rilanciare l’immagine culturale della città e con essa le sue strutture.

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