"Commissione antimafia serviva a creare alibi. Ancora sotto ricatto di Berlusconi". Intervista al "direttore"

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Commissione antimafia, la presenza del PD nel governo che rischia di annacquarsi dopo la nuova alleanza tra destra e centro, il congresso e le primarie. Ecco l’intervista al Senatore Corradino Mineo, il giornalista e direttore di Rainews 24,  designato componente della commissione parlamentare antimafia, oggi a Caltanissetta per un incontro congressuale del circolo “Guido Faletra” del PD.

Direttore, iniziamo con il suo ruolo al Senato, dove tra l’altro è stato indicato come componente della commissione bicamerale antimafia. E’ partita male questa vicenda dell’elezione del presidente, la maggioranza adesso come se ne esce?

“Non è chiaro perchè una candidatura autorevole come quella di Rosi Bindi non sia stata accettata dalle altre forze politiche. Se subiamo veti da Berlusconi non siamo messi bene. Non siamo chiusi ad altre candidature, visto che il presidente deve essere rappresentativo di tutti, ma dovremmo intanto capire perchè si è partito con un veto”.

Invece sui componenti c’è stato chi, come il Fatto Quotidiano, ha tracciato una radiografia su alcuni e un po’ di critiche ci sono state.

“La verità è che questa commissione antimafia non combina niente da tempo. Giudicando dalla mia esperienza antica e adesso rinnovata della Sicilia, funziona al contrario. Funziona per mettere la coscienza in pace ad alcuni, creare alibi ad altri e dare i certificati di affidabilità a persone che hanno funzioni sociali, industriali, produttive, non diverse dai comitati d’affari della vecchia mafia. Quindi il problema, al di là delle persone con vicende non trasparenti che sarebbe meglio non ci stessero nella commissione antimafia, il problema è fare un’antimafia vera e non qualcosa che viene utilizzata dalla mafia per dare bollini di compatibilità. Antimafia vera è quella che deve cercare di capire cosa è diventata la mafia oggi, che è meno evidente, ma non meno pervasiva, soprattutto nel tentativo di mettere le mani su tutto, sui fondi strutturali, su tutto quello che arriva dall’Europa e su questo spero che si possa avviare una vera battaglia politica e sociale”.

Si è criticato Grillo che dice che non c’è più differenza tra destra e sinistra, ma questo rischio non lo corre anche il PD, oggi, alla luce della nuova alleanza tra centro e destra, ad esempio tra Alfano e Mauro, e di annacquare il profilo del PD nel governo?

“Francamente se nella destra italiana si genera una rottura, e se la rottura è fra chi accetta i principi universali di stato di diritto e democrazia liberale e la smette con la solita solfa immonda secondo cui bisognerebbe abolire per via politica, le sentenze definitive della magistratura, o decidere che i magistrati non possono effettuare il controllo di legalità sugli eletti del popolo, bene se questa fosse la rottura, la divisione, la differenziazione nel Pdl, allora sarebbe un fatto molto importante. La questione è che questa differenziazione con un’ala governativa che sta abbarbicata a Letta, in realtà è molto meno trasparente, perchè continua il gioco di squadra con Berlusconi, continuano i ricatti e i veti e questo non va bene”.

“Se Letta riesce a staccare un pezzo della destra, che rimane destra, ma è disposta a costruire insieme le basi della nostra democrazia, allora bene. Ma se il gioco è che dobbiamo essere paralizzati da continui ricatti, come è stato in questi sei mesi, non va bene completamente e io spero che il congresso di questo ne discuta, perchè noi non possiamo subire altri ricatti e il Paese non può rimanere paralizzato da una maggioranza irresoluta sulle questioni principali. Posso dire che non c’è un solo provvedimento che si posa rivendicare con forza, come un grande provvedimento positivo. Se invece c’è un processo positivo dall’altra parte, un grande partito lo sfrutta, offre la spalla a un altro partito, a chi, pur con altre posizioni, vuole costruire insieme le basi della nostra democrazia. Ma io non lo vedo questo, il modo con cui è maturata la seconda fiducia, non mi è piaciuto, perchè prima c’è stata la rottura, poi la ricomposizione e i veleni rimangono”.

Sul congresso e primarie, Renzi ha 38 anni e dice che può aspettare, ma forse da segretario un pò meno, mentre Cuperlo ha un profilo di sinistra. C’è la possibilità che dopo il congresso ci sia una gara a chi attacca prima Letta?

“Il problema del nostro congresso, è evidentemente che il gruppo dirigente del Partito, che ha gestito la campagna elettorale e la controversa elezione del presidente della Repubblica, tradito dai 101, ma poi come volevano i 101 ha sancito le larghe intese, non sembra rappresentato dai candidati al Congresso e lì c’è qualcosa che non funziona. Questa parte del gruppo dirigente del Partito si deve esprimere, deve dire perchè è successo quello che è successo, e che cosa vuole fare in futuro. Il problema è che Letta ci dice che dobbiamo stare stabili e dobbiamo star buoni e andare avanti, ma queste cose devono avere una proiezione congressuale, non possiamo stare così. Uno scontro tra quattro candidati interessanti che non affronta il problema della nostra storia, è un congresso finto. Bisogna snidarli e che dicano che cosa è successo: perchè dal cambiamento si è arrivati alle larghe intese, cosa sono le larghe intese e dove ci vogliono portare. Dopo di che, Barca e io (che non abbiamo fretta a indicare il nostro candidato) cercheremo in tutti i modi di farli parlare e pronunciare su questo, perchè se si parla di mozioni e poi non si dà conto di quello che è successo in questi mesi, che congresso è?”.

Oppure se vuoi ASCOLTA L’INTERVISTA A CORRADINO MINEO

 

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