Commemorazione del Procuratore Gaetano Costa ucciso dalla mafia. Il figlio: “manca la volontà di trovare i mandanti”.  

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L'avv. Michele Costa figlio del magistrato uccisoOrganizzata dall’Associazione Nazionale Magistrati, sezione di Caltanissetta, si è svolta venerdì 7 agosto, nell’aula di giustizia a lui intitolata, la commemorazione del Procuratore capo di Palermo Gaetano Costa, ucciso dalla mafia. Presenti il figlio del Procuratore ucciso avv. Michele Costa, il Presidente della Corte d’Appello Salvatore Cardinale, il dott. Fernando Asaro presidente ANM di Caltanissetta, l’avv. Michele Riggi in rappresentanza dell’Ordine degli Avvocati ed il Procuratore aggiunto f.f. Lia Sava.

Sono trascorsi 35 anni da quando alle 19,30 del 6 agosto 1980, Gaetano Costa, solo e senza scorta, passeggiava davanti a una rivendita di libri nella via Cavour di Palermo. Gli esecutori dell’efferato delitto, che evidentemente lo pedinavano, colsero la ghiotta occasione ed eliminarono colui che si era avvicinato troppo alle vicende mafiose e stava scoperchiando pentole delicate che non avrebbe dovuto toccare.

Dopo un momento di preghiera condotto da padre Tumminelli parroco della parrocchia di San Pietro, il dott. L'aula intitolata a Gaetano CostaFernando Asaro ha letto, con il permesso dell’avv. Michele Costa, alcuni appunti appartenenti al magistrato ucciso in cui veniva tracciato un profilo della mafia. Ne riportiamo un brano:”pensare che un unico organismo, la mafia, regoli o governi nella sua interezza tutta questa attività criminosa, è assurdo. È verosimile, invece, che nelle varie branche operino più persone abitualmente legate tra loro, o anche occasionalmente unite per la necessità del momento, con precise divisioni di compiti, con precisi ruoli, con buone coperture e, soprattutto, con la protezione più che della mafia, del mafioso che, senza mai partecipare direttamente alle loro imprese, li aiuta, se necessario e all’occorrenza se ne serve. Verosimilmente si instaura un rapporto di reciproco interesse che lega l’uno all’altro e fa di questo uno strumento nelle mani del primo. A sua volta, proprio in virtù di un simile strumento, il mafioso, all’amico insospettabile ed insospettato, se richiesto, può fornirgli qualsiasi prestazione. Dal sicario, alla droga, al documento falso, al testimone compiacente, ai voti di preferenza”.

Parole che, pur nella loro gravità, non sorprendono ormai nessuno. “Dopo 35 anni – ha detto il Presidente della Corte d’Appello Salvatore Cardinale – l’omicidio non ha ancora né mandanti né esecutori svelati, sebbene sia chiara la matrice mafiosa dell’assassinio. La persistente impunità di coloro che, a vario titolo vollero o attuarono il delitto, rappresenta una ferita purulenta sul corpo vivo della Società, che non guarisce e una sonora sconfitta per la giustizia”.

Intervista all’avv. Michele Costa figlio del Procuratore ucciso dalla mafia

alcune autorità presenti (1)Ancora più dure le parole dell’avv. Michele Costa ai nostri microfoni:” la Corte d’Assise di Catania aveva fatto l’identikit dei possibili mandanti. Si trattava di scalfire il sistema di potere ancora vigente a Palermo. La tragedia è una lotta impari tra il potere e chi non ce l’ha. Manca la volontà ed esiste una volontà ben precisa per creare tanto polverone che serve per depistare”.

L’avv. Costa continua,  poi, dicendo che con le nuove generazioni nulla cambierà in quanto “non sanno neppure chi era Gaetano Costa e sono convinte che Giovanni Falcone fosse un capomafia”.

Noi speriamo che i fatti futuri possano, in qualche modo, smentire i convincimenti dell’avv. Costa perché vogliamo credere ai giovani d’oggi che, come più volte abbiamo affermato, riteniamo essere  maturi e consapevoli, ed alla loro capacità di creare un nuovo futuro per questa nostra Società.

Nota della Redazione:

a tutti coloro che volessero scaricare una o più foto pubblicate nell’articolo e/o nella fotogallery seguente, per farne uso pubblico, ricordiamo di citare la fonte “Radio Cl1″                                                                              

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