Colpo al cuore della Mafia di Riesi. Arrestato per omicidio il figlio del boss Pino Cammarata

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“Abbiamo messo una pietra tombale alla mafia di Riesi, a quell’ala di Cosa nostra che fa capo alla famiglia Cammarata”. Così il procuratore Sergio Lari e l’aggiunto, Domenico Gozzo in conferenza stampa hanno commentato l’operazione che ha portato all’arresto da parte dei Carabinieri di quattro esponenti di spicco della mafia nissena, di Riesi e Butera in particolare. La pietra tombale perchè c’è un nuovo pentito che si è autoaccusato dell’omicidio dell’imprenditore Francesc Ritrovato chiamando in correità il figlio di Pino Cammarata, Giuseppe, che viveva libero a Milano.

I carabinieri del Comando Provinciale, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. a carico di quattro persone appartenenti alla famiglia mafiosa di Riesi, responsabili dell’omicidio di Francesco RITROVATO, imprenditore edile ucciso la mattina del 1 giugno 2004 a Butera, contrada Desusino. Nel luglio del 1998, RITROVATO era stato anche arrestato per avere favorito la latitanza del boss Vincenzo CAMMARATA, capo di una delle famiglie mafiose storiche di Cosa nostra, nonché tra le più sanguinarie. Le indagini hanno permesso di rinvenire un ingente arsenale comprendente numerose armi da fuoco e da guerra, munizioni ed esplosivi. Come sottolineato dal Colonnello Angelo De Quarto, comandante provinciale dei carabinieri, particolarmente grave il ritrovamento degli inneschi, non di facile reperimento. Armi ed esplosivi pronti ad essere utilizzati. Questa la tesi del capo della Direzione distrettuale antimafia Sergio Lari che ha coordinato l’inchiesta che ha portato a quattro arresti di cui due nei confronti di soggetti liberi, in particolare Francesco e Giuseppe Cammarata, quest’ultimo figlio del boss Pino. Ordinanza anche nei confronti di Gaetano Cammarata e Massimo Amarù. A svolgere le indagini per individure l’arsenale, il capitano dei Carabinieri Fabrizio Cappelleti che insieme ai suoi uomini ha setacciato le campagne tra Butera e Riesi, trovandole sotterrate nei pressi di un ruscello.

Cosa nostra, ha detto il colonnello De Quarto, si disfà delle armi già utilizzate per azioni di fuoco, per cui quelle ritrovate dovevano servire per qualche attentato o omicidio, forse anche contro obiettivi delle istituzioni. L’omicidio dell’imprenditore Ritrovato ha un duplice movente. Cosa nostra lo credeva forse anche ijgiustamente, un traditore per aver svelato il covo di Vincenzo Cammarata, ma anche perchè non aveva messo a completa disposizione la propria azienda per il racket delle estorsioni da estendere ai colleghi imprenditori del settore edile. L’operazione di oggi aggiunge elementi e soprattutto mette una pietra tombale sulla famiglia mafiosa Cammarata di Riesi, visto che il nuovo pentito Giuseppe Toscano, si è autoaccusato del delitto e insieme all’altro neo pentito Carmelo Scibetta ha fatto ritrovare le armi. Proprio il figlio di Pino Cammarata, Giuseppe, classe 77, fece parte del gruppo di fuoco che attinse con diversi colpi l’imprenditore nella sua Renault 5. Francesco e Giuseppe Cammarata, zio e nipote, entrambi a piede libero fino a oggi e operanti nel nord Italia, dove sono stati arrestati, sono ritenuti dagli investigatori personaggi di spicco di Cosa Nostra riesina. L’arsenale ritrovato comprende 5 fucili, 2 mitragliatori da guerra, nr. 4 pistole semiautomatiche, oltre 200 munizione di vario tipo, nr. 8 inneschi per esplosivo, svariate parti di ricambio di armi, nr. 2 giubbetti antiproiettile e nr. 2 ricetrasmittenti.

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