Col cartellino del prezzo per vendere le porte. Polemica a Gela per la pubblicità erotica

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Sta facendo molto discutere a Gela, e non solo, la pubblicità di un imprenditore locale nel settore degli arredi che ha fatto affiggere manifesti 6×3 in posti strategici per pubblicizzare un’offerta rivolta ai clienti, utilizzando le immagini di tre modelle quasi nude, coperte con dei raggi di luce che illuminano le parti più intime, con tanto di prezzo “stampato” a caratteri cubitali.

img-20161001-wa0168modifPubblicità ammiccante non più della media degli spot che si possono vedere in Tv, ma che ha fatto indignare una parte della città del Golfo.

A creare il caso una psicologa che ha scritto al Codacons, inviando la missiva al giornale on line Accento news che ne ha dato notizia.

“Vi contatto – ha scritto la professionista, una psicologa impegnata contro la violenza sulle donne – per segnalarvi la presenza in città di cartelloni pubblicitari lesivi dell’immagine della donna. I cartelloni ritraggono delle donne semi nude e nude ( dove le parti intime sono coperte da luci) in posizioni provocanti e ambigue. Non considerando il fatto che l’oggetto della vendita (le porte) in relazione alle immagini delle donne è allusivo ed esplicita contenuti diversi, negativi ed offensivi della dignità della donna. Il rischio è quello di associare la donna allo stereotipo della donna oggetto e non fa altro che alimentare questo tipo di luogo comune, per cui vi chiedo di intervenire  tempestivamente affinché pubblicità di questo genere non si ripetano più”.

La notizia è stata ripresa dal magazine nazionale “Spot and web” che si occupa di media monitoring ed ha provocato anche la reazione dell’assessore ai servizi sociali del comune di Gela, Licia Abela.img-20161001-wa0161modif

“Ciascuna donna, ciascuna, – ha detto l’assessore – ha il sacrosanto diritto di essere, di apparire, vestire, atteggiarsi come meglio crede. Non sono i centimetri di un orlo o un bottone chiuso a renderci angeli o peccatrici. Il problema è l’uso del corpo della donna come se fosse un prodotto da vendere sul banco del macellaio, come se un «lato B» in bella vista possa avere una qualsivoglia connessione alla vendita di un profumo o di un formaggio. Sin da oggi- ha concluso- mi impegnerò a che tutte le circostanze che si pongano in un carattere di ambiguità, che sfruttano in maniera indegna il corpo della donna ponendola alla mercè del puro sfruttamento commerciale,vengano poste sotto la lente di ingrandimento”.

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