Chiusa la comunità penale di via Turati, grande apprensione per tredici lavoratori. La direttrice: “Bando 2017 già autorizzato”

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Ha chiuso i battenti il 31 dicembre del 2016 la comunità penale minorile di via Turati a Caltanissetta. Fiore all’occhiello della giustizia minorile del distretto, la Comunità era l’ultima rimasta aperta in Sicilia. Nel resto dell’Isola, infatti, l’esecuzione delle pene, comminate dall’autorità giudiziaria ai minorenni, vengono eseguite nelle comunità del privato sociale o nei centri diurni, ad eccezione delle pene più gravi che prevedono la custodia in carcere, più precisamente all’Istituto penale minorile.

Tredici persone, dipendenti della cooperativa “Nuova speranza” che per il 2016 svolgeva il servizio per conto del Cgm del Ministero della Giustizia, sono adesso in apprensione per il loro futuro lavorativo, come segnalato dal segretario provinciale della Fp Cgil, Rosanna Moncada.

Dalla direzione dell’istituto penale minorile, che sovrintende anche alla comunità, fanno sapere che il dipartimento ha già autorizzato la nuova gara per riaprire l’attività per l’anno 2017. Il timore di un depotenziamento dei servizi per la giustizia minorile comunque rimane, per via delle scelte che a livello nazionale si stanno operando. Spending review, conversione delle comunità penali in centri diurni e non ultimo la paventata soppressione dei tribunali per i minori che diventerebbero sezioni distaccate dei tribunali ordinari.

“La comunità è stata chiusa il 31 dicembre. Questa notizia è arrivata all’improvviso anche se c’era il timore già a gennaio 2016. Come sindacati avevamo sollecitato il dipartimento affinché non si arrivasse a questo”, afferma Rosanna Moncada segretario provinciale Fp-Cgil. “La comunità penale è  fondamentale per il recupero dei minori, ha una media di sette ragazzi mensilmente, ed opera in un territorio delicato. Inoltre la nostra preoccupazione è la continuità lavorativa degli operatori. Ci auguriamo che i tempi per la ripresa siano immediati con la continuità lavorativa che rappresenta anche quella educativa per i minori. Un aspetto sempre sottolineato nei bandi che ci auguriamo venga confermato. Anche il presidente del Tribunale si era operato perché questa chiusura non avvenisse, speriamo non sia l’ennesimo tassello di un puzzle che porterà alla chiusura della Corte d’Appello, noi ci auguriamo che questo non accada”.

Intanto per il 2017 il rischio sembra essere scongiurato, come spiega il direttore dell’IPM, Maria Grazia Carneglia.

“La chiusura della Comunità è stata determinata da motivi amministrativi e non da una volontà del dipartimento di chiudere il servizio, tanto che per il 2017 l’intenzione è di riavviare le attività. Il Dipartimento apprezza il lavoro fatto a Caltanissetta, ma a livello centrale si chiede per il futuro, dal 2018 in poi, di trovare soluzioni per la riduzione dei costi  che per la comunità sono abbastanza significativi”.

 

La conversione della Comunità penale in centro diurno comporterebbe un inevitabile riduzione delle figure professionali, oggi necessarie a garantire servizi e assistenza h24. D’altro canto il rischio pare sia quello di perdere completamente il presidio.

“Sicuramente perdere il presidio per la Giustizia minorile sarebbe una grave perdita, quindi mantenerlo, nell’eventualità, come centro diurno, significherebbe mantenere una porta aperta per il futuro, piuttosto che perdere un presidio”, afferma la direttrice dell’Ipm. Ricordando che a Palermo è già avvenuto. “La comunità venne chiusa e riaperta come centro diurno e funziona bene nel territorio. La decisione dipenderà da un’analisi e il Dipartimento non intende prenderla da domani, per questo intende riaprire la Comunità che riprenderà a lavorare come ha sempre fatto in modo professionale,  riattivando la rete che negli anni si è costituita nel territorio”.

L’auspicio è che nel nuovo bando siano ancor più stringenti le clausole per il pagamento dei lavoratori. Gli operatori della Comunità penale, che dipendono dalla cooperativa affidataria del bando, al momento oltre al danno di essere sospesi dall’attività subiscono la beffa di non essere stati pagati. Attendono infatti alcune mensilità arretrate di stipendio, nonostante la stessa cooperativa abbia regolarmente ricevuto il saldo delle fatture da parte del Dipartimento per la giustizia minorile. Una situazione purtroppo consueta nel mondo delle cooperative del privato sociale che in questo caso, però, assume una gravità maggiore trattandosi di servizi a minorenni oggetto di provvedimenti dell’Autorità giudiziaria che li affida alle comunità anche per il loro reinserimento.

“Già nel 2014 la cooperativa non aveva pagato alcune competenze ai lavoratori e c’era stato un tavolo prefettizio in cui si era chiesto al Cgm di sostituirsi nei pagamenti”, spiega ancora la sindacalista della Cgil.

 

 

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