Centro storico. In pieno “salotto” locali abbandonati ricettacoli di spazzatura. Urgono provvedimenti.

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Corso Umberto I a monte (1)Probabilmente queste note non saranno molto gradite  a qualcuno ma noi, nel desiderio di accettare la definizione di “salotto buono” attribuita alle due strade principali del nostro centro storico, vogliamo parlarne. Ma non più a titolo di suggerimento, come è stato fatto in passato, bensì a titolo di critica che riteniamo costruttiva. Non è più possibile accettare che negli stessi luoghi dove, nel raggio di pochi metri,  fanno bella mostra di sé il Duomo, la chiesa di San Sebastiano, la chiesa di S. Agata, il Palazzo Municipale, il Teatro Margherita, la fontana del Tritone, eleganti negozi, 4 banche e alcuni edifici storici, ci siano anche svariati depositi di spazzatura. Quegli stessi luoghi che ci ostiniamo a definire “salotto buono”, ma che di salotto, stanno definitivamente perdendo la connotazione. Queste discariche pubbliche autorizzate sono costituite da quel che rimane di quei negozi, ormai morti e sepolti, che un tempo movimentavano e illuminavano corso Umberto e corso Vittorio Emanuele.

Uno spettacolo spettrale. Ovunque vetrine rotte, ragnatele e spazzatura all’interno delle saracinesche a maglia. corso V.Emanuele pressi Teatro Margherita (1)Come fa un potenziale investitore a pensare di aprire un’attività tra tanti negozi che espongono soltanto una vasta gamma di rifiuti? Sarebbe davvero una follia. Non può essere il caso isolato del “temerario” che si accinge ad aprire un’attività, a “ripulire” il centro storico. Serve qualcosa di progettato, di calcolato, serve una politica di incoraggiamento ma anche di regole e, soprattutto, di controlli. Inaccettabili, per esempio, prospetti rifatti parzialmente, limitatamente alla parte che interessa il singolo proprietario,  lasciando la rimanente parte nel degrado assoluto.

corso Vittorio Emanuele a valle (2)Purtroppo, non vi sono strumenti giuridici  che obblighino tutti i proprietari di uno stabile   – a meno che via sia una condizione di pericolo – a intervenire nel rifacimento di un prospetto. In assenza di modifiche strutturali, definendosi questi lavori “manutenzione ordinaria” e possedendo la prescritta caratteristica della “reversibilità”, la Soprintendenza è obbligata a rilasciare il nulla osta. Ognuno, quindi, se non apporta modifiche all’immobile, può fare quello che vuole. Il centro storico è pieno di queste brutture che dovrebbero essere proibite ma che la normativa vigente autorizza a dispetto di ogni criterio di estetica e di buon gusto.

Quello che, invece, dovrebbe essere possibile è obbligare i proprietari dei negozi chiusi a  mantenere un minimo di decoro almeno in quelle parti visibili dall’esterno. Certo, è come nascondere la polvere sotto il tappeto ma sarebbe peggio non farlo. Le foto parlano fin troppo chiaro.

Sarebbe auspicabile, inoltre, che venissero adottati provvedimenti volti a incoraggiare l’apertura di nuove attività. Ci siano agevolazioni in termini di imposte locali, si aboliscano alcune imposte assurde come, per esempio, la tassa sull’occupazione di suolo pubblico per le tende da sole. Ma cosa si tassa, l’ombra proiettata sul marciapiedi? Chi l’ha inventata doveva essere veramente un genio.

E che dire della tassa che colpisce chi vuole mettere una pianta fuori dal negozio? Nessuno si rende conto che le piante abbelliscono e non Corso Umberto I a monte (4)debbono essere tassate. Certo, bisognerebbe stabilire delle regole, delle forme, dei criteri  ma si abolisca questa tassa frutto della miopia di chi l’ha concepita.

Insomma, si faccia qualcosa di concreto  per incoraggiare chi si volesse imbarcare, nel centro storico,  in “una vicenda commerciale” dagli esiti incerti. Sarebbe sbagliato, altresì, pensare che qualche isolata apertura significhi che il problema si stia risolvendo spontaneamente.

Ciò che ci spinge a pubblicare le foto inserite in questo articolo, è la speranza che possano stimolare chi di competenza a far sì che il nostro “salotto buono” cominci a meritare questo appellativo. Solo così, è probabile che il centro storico, oggi in gran parte triste e abbandonato, torni presto a essere vivo e pulsante come un tempo. Non siamo detrattori e non vogliamo fare critica fine a se stessa. Abbiamo soltanto un difetto: amiamo la nostra città.

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