Cattedrale gremita per i funerali di Don Vincenzo Sorce, il vescovo: “Un sacerdote innamorato di Dio”

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Cattedrale gremita ieri pomeriggio per i funerali di Don Vincenzo Sorce, fondatore di Casa Rosetta, scomparso improvvisamente lunedi mattina. A celebrare la messa il vescovo Mario Russotto con alti prelati della Chiesa siciliana: il cardinale Paolo Romeo (arcivescovo emerito di Palermo), il cardinale Francesco Montenegro (arcivescovo di Agrigento), mons. Salvatore Gristina (arcivescovo di Catania e presidente della conferenza episcopale siciliana), mons. Corrado Lorefice (arcivescovo di Palermo), mons. Antonino Raspanti (arcivescovo di Acireale), mons. Calogero Peri (vescoco di Caltagirone), mons. Rosario Gisana (vescovo di Piazza Armerina). Sulla bara di Don Vincenzo Sorce, che aveva dedicato la sua vita ai più deboli ed era riuscito a creare delle comunità anche all’estero, c’erano pure le bandiere del Brasile e della Tanzania. Nella sua omelia il vescovo Mario Russotto ha esaltato la figura del sacerdote, dello studioso, dell’uomo carismatico, che sapeva essere punto di riferimento. “Don Vincenzo – ha detto il vescovo – era un uomo tenace e audace. Ha sempre trovato il coraggio di osare anche nella ribellione, nella non conformità al modo comune di pensare e agire. E la tenacia è stata in lui virtù di perseveranza perché ha sempre raggiunto gli obiettivi che si prefiggeva. Era audace nella progettazione del bene e nelle vie per operare nel bene. Un uomo di una umanità solidissima e un sacerdote innamorato di Dio e del suo sacerdozio”.   All’ultimo addio a Don Vincenzo Sorce, al sacerdote e all’uomo, hanno voluto prendere parte in tanti. Ai funerali erano presenti anche l’assessore Ruggero Razza e l’ex presidente della regione Salvatore Cuffaro. “Il mio è un ricordo affettuoso e davvero commosso – ha detto l’assessore Razza – con Don Vincenzo ci eravamo sentiti non più tardi di una decina di giorni fa perché avevamo concordato insieme un evento a Palermo e una delle campagne prossime di comunicazione e di coinvolgimento sociale dell’assessorato alla Salute sarebbe stata per la lotta all’Aids che lo vedeva impegnato non soltanto in Italia. Oggi la mia presenza serve a testimoniare il cordoglio del governo regionale, ma soprattutto la vicinanza all’associazione Casa Rosetta che oggi deve sapere di avere accanto tutte le istituzioni in un momento certamente di transizione in cui si dovrà portare avanti il messaggio di Don Vincenzo. A tutti voglio dire, come ho già detto al presidente De Cristoforo, che la nostra vicinanza e la nostra presenza fin dalla prossima settimana sarà perché si possa non soltanto proseguire ma realizzare tutte le ambizioni e i progetti di Don Vincenzo”. Commosso l’ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro che conosceva, anche lui personalmente Don Vincenzo e che ieri è venuto qui a Caltanissetta per dare l’ultimo saluto a quello che per lui fu un amico. “Il ricordo è di appena una settimana fa. Era venuto a trovarmi –  ha detto Cuffaro – perché aveva avuto finanziati dei corsi di formazione per detenuti. Avevamo organizzato, data la mia esperienza di detenzione, di entrare dentro le carceri di Sciacca per portare la formazione ai detenuti. Il ricordo di un amico, di un fratello, di una persona che mi ha insegnato tanto, di un grande siciliano. Siamo andati insieme in Brasile. Mi ha detto una cosa straordinaria che ricorderò tutta la vita. Mi ha detto amico mio dove dimora il dolore il suolo è sacro, ed è sacro il suolo dove ci sono dei tossicodipendenti da curare, dove ci sono dei disabili da aiutare, dove ci sono dei paraplegici da tenere per mano e da abbracciare. Ecco io credo che Vincenzo vada ricordato per questa capacità di rendere sacra la sofferenza, il dolore, vicino alle persone, più povere e più umili di cui pochi purtroppo si occupano. Di una società disperata che lui riusciva a riempire di speranza. Di un mondo povero cui lui riusciva a portare fiducia e ricchezza. Credo che oggi la Sicilia abbia perso un grande siciliano, di una grande umanità, e soprattutto uno capace di guardare oltre e di guardare prima di ogni altro. Il mio è un ricordo commosso ma straordinariamente affettuoso”.

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