Caso Montante, la difesa: “Non ha mai ricevuto notizie riservate dal colonnello D’Agata”

“Non c’è un solo indizio secondo cui il colonnello Giuseppe D’Agata abbia mai dato notizie riservate ad Antonello Montante e lo riconosce lo stesso Tribunale nella sentenza di primo grado”. Lo ha detto l’avvocato Giuseppe Panepinto, riprendendo l’arringa difensiva nel processo d’appello a carico dell’ex Presidente degli industriali siciliani Antonello Montante, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo l’accusa, Montante, tra il 2013 e il 2014, avrebbe ricevuto delle notizie riservate dall’ufficiale dei Carabinieri. D’Agata è imputato nell’altro troncone del processo, che si celebra con il rito ordinario davanti al Tribunale di Caltanissetta.

“Con riferimento al trasferimento e la consegna di notizie riservate – dice il legale di Montante – non vi sono elementi di prova sul contenuto riservato segreto contrari al dovere d’ufficio da parte di Montante”. L’ex imprenditore è presente in aula.

L’avvocato cita anche una intercettazione tra D’Agata e la moglie: ‘Magari durante la perquisizione hanno trovato delle carte che gli ho dato io, non lo so”, dice D’Agata alla moglie. Alla domanda della moglie se ha consegnato delle carte a Montante, replica: “Ma io carte non gliene ho date”. Poi Panepinto aggiunge: “Nel famoso archivio segreto di Montante non è stato trovato un solo foglio di carte che si ritenesse potesse provenire dall’ufficio di D’agata e che lui avrebbe trasmesso a Montante. Ma nel processo il leit motiv è stato trovare un elemento che potesse giustificare la condanna di Montante”. Come riporta Adnkronos, Giuseppe Panepinto ricorda il capo di imputazione:

“Viene contestato a Montante, con Giuseppe D’Agata la corruzione per avere compiuto, in concorso, più atti contrari ai doveri di ufficio, nella qualità di comandante provinciale dei Carabinieri di Caltanissetta, di capocentro Dia di Palermo e poi componente dell’Aisi, e fornire informazioni di natura riservata, contenuto o su supporti cartacei o su file”. Secondo l’accusa D’Agata avrebbe promesso il suo interessamento “affinché la moglie Rosa venisse confermata presidente dello Ias di Siracusa e affinché lo stesso D’Agata potesse transitare dalla Dia all’Aisi”. I vantaggi che D’Agata avrebbe ottenuto dalla corruzione, sempre secondo l’accusa si sostanziano “nell’assunzione della moglie nel trasferimento all’Aisi”. “Il primo dato che va evidenziato – dice Panepinto -è che su questa posizione c’è già un intervento della Cassazione che ha ritenuto che

D’Agata non avesse partecipato al sodalizio criminale come ipotizzato. Emerge anche che non c’è alcuna notizia riservata che D’Agata ha trasferito a Montante”. (Adnkronos)

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