Caro Giovanni ti scrivo… “Responsabilità, onestà e coraggio per governare la città”

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(di Michele Campisi) Caro sindaco. Leggendo il tuo accorato intervento contro i tagli e i ritardi nei trasferimenti, con i quali lo Stato e la Regione mettono in difficoltà le amministrazioni dei Comuni, approfittando della pausa lavorativa e del momento di riflessione offerti dalla festa della Repubblica, ho deciso di affidare a te ed a quanti vorranno condividerle, alcune osservazioni che scaturiscono dal cambiamento di atteggiamento che Ti riconosco, rispetto a due anni or sono, quando ti ho ceduto la fascia tricolore.

Ancora nitidi sono i ricordi delle promesse di cambiamento, che, immagino in buona fede, Tu, i tuoi Assessori e Consiglieri avete offerto alla città, certi che una volta nella stanza dei bottoni tutto sarebbe stato possibile.

Semplicissimo sarebbe stato risolvere il problema dei rifiuti, abbassare le tasse delle odiate bollette che (forse per facile populismo) occorreva bruciare in piazza come simbolo della sbandierata oppressione del governo dei tecnici che rappresentavo, ed eccoci qua, dopo due anni, con il piano Aro concepito dalla mia giunta, e sebbene da te diligentemente portato avanti, ormai disperso nei meandri del ritardo in cui la burocrazia ti ha imprigionato, mentre ti dibatti nella più definitiva delle gestioni provvisorie.

Che dire della scommessa sulla riqualificazione del centro storico, giocata sul “risiko” delle deviazioni del traffico, mentre i cantieri del cambiamento, quelli veri, del quartiere provvidenza e del museo del rifugio anti aereo di salita Matteotti giacciono dimenticati, in attesa della copertura finanziaria, o più semplicemente di un’idea progettuale, la cui unica non so Tua o di altri ispirazione, e’ quella di archiviare se non addirittura cancellare le esperienze della mia amministrazione.

Interessante il progettino sulle bici elettriche presentato una settimana or sono, che vorrebbe, con non poca immaginazione, trasformare Caltanissetta in una Smart city. Peccato che ancora bruciano le ferite dei finanziamenti restituiti all’Europa sul controllo delle polveri sottili, sull’energia sostenibile, sul tele controllo della pubblica illuminazione, che, forse, la differenza la potevano fare davvero, in buona compagnia dell’altra occasione persa della riqualificazione di Borgo Petilia. Affascinante l’iniziativa di nominare direttore artistico del Teatro Margherita Moni Ovadia. Occorre darne atto. Suggestiva l’idea della vara all’expo’. Ma tutto ciò compensa la perdita di manifestazioni storiche, anche riconducibili alla libera iniziativa della famiglia di uno dei tuoi assessori, con le presenze ed il prestigio per la nostra città che le accompagnavano.

Encomiabile l’impegno dell’assessore Cavaleri nei servizi sociali, persona stimabile sotto diversi aspetti. Ma sei sicuro che dietro i risultati, certamente insoddisfacenti della gestione del settore, non vi sia un difetto globale di approccio, derivante dal Tuo non voler riconoscere che Caltanissetta non è paragonabile ad una fiorente cittadina nord europea, ma è invece un centro con delicate problematiche di atavica origine, che come tali vanno affrontate, magari anche mettendo in discussione il rispettabile Tuo convincimento che la soluzione di tutto e’ un tanto da Te anelato, quanto, ancora improbabile campus biomedico, la cui utopia eguaglia la medesima in cui ormai fluttuano evanescenti le opere compensative della s.s. 640.

Capitolo a parte meriterebbe la riorganizzazione, tante volte anticipata, le cui sole pubbliche manifestazioni sono i provvedimenti disciplinari a carico dei dipendenti che sbagliano. Ti sei mai chiesto quali sono i motivi per i quali i dipendenti che punisci oggi erano gli stessi che ieri aiutavano la mia amministrazione a reperire le risorse finanziarie? La stessa domanda potrei farla per un comandante della polizia municipale che lascia l’incarico, e per il direttore dell’ufficio tecnico, che dopo aver coronato il sogno di diventare ingegnere capo del comune dove vive, decide dopo poche settimane di andare altrove, rimanendo solo perché trattenuto da norme che gli impediscono di scegliere altro.

Potremmo parlare anche dell’improbabile democrazia, ancor più improbabilmente partecipata, e del bilancio, partecipato anch’esso, che oggi, a Tuo dire ti impedirebbe di mandare avanti anche i servizi essenziali.

È’ certamente molto diverso da quanto Ti aspettavi, e ora, forse,

Un buon amministratore si vede nelle difficoltà. Con risorse illimitate non occorre essere amministratori è tutto facile. Adesso stai comprendendo bene le difficoltà nella gestione della città.

Non vorrei, infatti, che queste mie riflessioni siano associate alla parola sfiducia, abusata anche da quanti due anni or sono ti sono stati vicini per costruire la propria credibilità o verginità politica e che oggi prendono le distanze da te nel tentativo di salvarla, accompagnato dall’insoddisfatto desiderio di poltrone.

Con tre parole, invece mi appresto a concludere questo intervento, nell’auspicio che accompagnino una Tua ormai indifferibile fase di maturità politico amministrativa. Responsabilità, con la quale ti invito ad amministrare una città che ne ha bisogno più che mai.

Onesta’ di dire sempre e comunque ai tuoi cittadini, come stanno le cose, come sono state in passato con verità e come proverai a fare in modo che stiano in futuro.Coraggio, nell’ assumere, senza esitazione, ogni iniziativa di governo essenziale per la nostra città.

Michele campisi

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