Carceri. A San Cataldo condizioni degradanti. Interrogazione di Rita Bernardini

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Rita Bernardini Giuseppe NicosiaDopo una visita a sorpresa fatta nelle scorse settimane dalla deputata radicale, Rita Bernardini, al carcere di San Cataldo, a Caltanissetta è stata presentata un’interrogazione parlamentare in cui vengono evidenziati una serie di disagi intollerabili.

A differenza di un’analoga visita al carcere di Caltanissetta di pochi mesi addietro, accompagnata da Giuseppe Nicosia, in cui il penitenziario veniva almeno promosso per alcuni aspetti, a San Cataldo le cose starebbero peggio.

“Il 30 giugno 2012 – si legge nell’interrogazione parlamentare – la prima firmataria del presente atto si è recata in visita presso la casa di reclusione di San Cataldo (Caltanissetta), accompagnata dai militanti radicali Donatella Corico, Giuseppe Nicosia e Gianmarco Ciccarelli. Nella cella n. 13 sono ristretti 6 detenuti; la cella non è provvista di doccia, ai detenuti è consentito l’utilizzo della doccia esterna tre volte alla settimana; nella cella, inoltre, non c’è l’acqua calda; alle finestre delle celle sono saldate lamiere di circa 1,20 metri di altezza, che coprono la visuale esterna fino ad una altezza di circa 3 metri dal pavimento; oltre a queste lamiere e alle normali sbarre, sono applicate alle finestre reti a maglia stretta, per cui la circolazione di aria e l’ingresso di luce naturale risultano particolarmente limitati; le condizioni della cella sono fatiscenti; alcuni detenuti riferiscono che il rapporto con gli agenti di polizia penitenziaria è buono: «qui sono più elastici e più umani che in altre carceri”, si legge ancora nell’interrogazione parlamentare.

Carcere San CataldoRita Bernardini ha raccolto le testimonianze dei detenuti grazie al potere ispettivo, prerogativa dei parlamentari: “un detenuto lamenta: «in questo carcere c’è la palestra ma io ancora non l’ho potuta vedere, negli ultimi mesi ho fatto la domanda ogni settimana ma ancora niente»;nella cella n. 2 sono ristretti 18 detenuti, sistemati in 9 letti a castello; l’età delle persone ristrette è compresa fra 21 e 66 anni; la finestra, dotata di rete a maglia stretta oltre alle normali sbarre, è protetta da una speciale inferriata interna posta a circa 90 centimetri dalla finestra stessa: l’ingresso di luce naturale è ridottissimo; i detenuti lamentano le condizioni in cui sono costretti a scontare la pena: «la convivenza in 18 persone è difficile, qui si calpesta la nostra dignità in tutto”, prosegue l’interrogazione.

Infine i parlamentari chiedono risposte su tutti i disagi tra cui: “quali interventi intenda mettere in atto per consentire ai detenuti di poter svolgere attività lavorative, culturali, sportive finalizzate ad un’effettiva riabilitazione che faciliti il futuro reinserimento sociale – si chiede a termine dell’interrogazione – cosa si intenda fare per una fornitura quotidiana dell’acqua calda per le docce, per intraprendere lavori di manutenzione straordinaria che includano la rimozione delle lastre metalliche e delle reti a maglie strette che ostacolano l’ingresso di aria e luce e per la separazione dei wc e delle docce”.

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