Carcere Malaspina, Radicali annunciano lettera di critiche a magistrato di sorveglianza

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Visita ispettiva al carcere Malaspina di Caltanissetta di una nutrita delegazione dei Radicali italiani tra i quali il segretario Rita Bernardini e i siciliani Giammarco Ciccarelli e Giuseppe Nicosia. Rispetto all’ultima visita del 2012 i radicali hanno sottolineato alcuni passi avanti, come la messa a norme della sala colloqui dopo l’abbattimento delle barriere divisorie. Ma permangono forti criticità nel sistema carcerario secondo l’esponente dei Radicali Italiani, Rita Bernardini che è in sciopero della fame da 17 giorni anche per chiedere un provvedimento di indulto e amnistia. Rita Bernardini annuncia anche una lettera che scriverà al magistrato di sorveglianza di Caltanissetta in cui chiederà conto di alcune criticità emerse durante l’ispezione. 
Celle sovraffollate al Malaspina
Sono diverse le problematiche riscontrate dai Radicali durante l’ispezione al Malaspina. “Nel reparto di media sicurezza ci sono detenuti che hanno una difficoltà di vita all’esterno. Si tratta di persone povere, molti provengono dalla Puglia e dalla Campania e non hanno più contatti con i familiari che non vedono da anni per mancanza di soldi – ha spiegato Rita Bernardini – E lo stesso vale per gli stranieri che provengono dalla Libia, dall’Egitto e dalla Tunisia che non parlano una parola di italiano”. Alcuni detenuti stranieri rinchiusi con l’accusa di essere scafisti, hanno lasciato intendere alla delegazione radicale di non aver avuto la possibilità di difendersi con le legittime garanzie, in quanto molti avvocati sono d’ufficio e di altri Fori e non si spostano fino a Caltanissetta per seguire i procedimenti.
Non solo: sul fronte dei reclusi stranieri, i Radicali hanno evidenziato l’assenza di un mediatore culturale nel carcere di Caltanissetta. Inevitabili quindi i problemi di comprensione. “Gli educatori non conoscono le lingue come l’arabo, e ci chiediamo quale tipo di colloquio si può fare. Sicuramente – ha osservato la segretaria dei Radicali – sono persone menomate dei loro diritti fondamentali. Uno di loro ci ha detto di aver firmato carte senza sapere cosa stesse effettivamente firmando…”
Non va meglio nella divisione di alta sicurezza della casa di reclusione, dove sono detenute persone con un elevato spessore criminale. Già perché secondo quanto emerso dall’ispezione, dice ancora Rita Bernardini, “anche qui vi sono violazioni dei diritti umani fondamentali. Vivono tutto il giorno rinchiusi in cella per 20 ore al giorno o nei passeggi, che sono peggio delle celle. Il problema più grave sono le attività trattamentali, che qui non si fanno”. Una lacuna, questa, che era stata anche evidenziata dal presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Molti reclusi hanno la terza media e qui c’è la scuola elementare e la scuola media. E poi cosa fanno? lavora solo il 10% dei detenuti e per tre mesi, poi tornano ad essere disoccupati. Le attività lavorative che svolgono servono per mandare soldi a casa.
Scarse attività per i detenuti
L’affondo della segretaria nazionale dei Radicali Italiani, però, arriva con una dura critica al magistrato di sorveglianza, competente sul trattamento dei detenuti. Bernardini, infatti, ha detto senza mezzi termini che “qui il magistrato fa i rigetti e le inammissibilità sui risarcimenti, ma non ha mai visto le celle e non ha mai visto come vivono i detenuti. Qui ci sono detenuti da 4 anni e non hanno mai visto il magistrato di sorveglianza, ma sappiamo che è suo dovere visitare per vedere quali sono le condizioni di detenzione. Questo succede anche in altre parti d’Italia, mentre l’ordinamento penitenziario prevede di seguire il detenuto anche nell’attività trattamentale. Qui purtroppo non viene fatto e se un detenuto richiede di incontrare il magistrato di sorveglianza, se lo sogna. Qui – ha aggiunto la segretaria dei Radicali, riferendosi al carcere Malaspina – è difficile incontrare gli educatori, nonostante non ci sia carenza d’organico. Una situazione grave, insomma. Se vogliamo parlare di respiro politico, ricordo che sto conducendo lo sciopero della fame da 17 giorni per l’amnistia e l’indulto. Ai motivi originari tuttora validi come il sovraffollamento e le condizioni di detenzione non umane ma degradanti, di riflesso ricordo che ci sono 4 milioni e 600mila procedimenti penali pendenti, continua ad essere operante l’irragionevole durata dei processi che va contro la Costituzione Italiana e contro la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo”.
Manca mediatore, problemi di relazioni per gli stranieri
Non muta il pacchetto di lacune tracciato da Gianmarco Ciccarelli, che comunque ha rimarcato come qualcosa sia cambiato nel carcere di Caltanissetta rispetto all’ultima visita dei Radicali il giorno di Capodanno del 2012. “E’ stato abbattuto il muretto divisorio nella sala colloqui e adesso è a norma. Resta comunque una situazione criticità, un carcere che resta sovraffollato a fronte di una capienza regolamentare di 180 posti, oggi abbiamo 263 detenuti. In questo carcere ci sono problemi analoghi in altri istituti, su tutti la carenza di lavoro. Qui lavorano soltanto 25 detenuti. Ma restano delle carenze strutturali difficilmente superabili, come i passeggi molto angusti e fatiscenti, mentre sono indecenti i bagni dei passeggi anche se il direttore si è impegnato a sistemare le condizioni nei prossimi mesi”.
Anche Ciccarelli, in merito alla funzione del magistrato di sorveglianza, ha spiegato come questa assenza è stata evidenziata dagli stessi detenuti. “Non lo conoscono e non compie visite nei reparti da 3-4 anni e sulle richieste di risarcimento per il sovraffollamento, si verifica ciò che è stato accertato altrove, ossia che le richieste dichiarate inammissibili. Manca inoltre il mediatore linguistico, una figura non prevista in questo istituto, e molti di loro non hanno beni di prima necessità. Abbiamo parlato con un egiziano che indossava scarpe rotte e vestiti estivi. V’è anche un problema di celle sovraffollate e di cameroni occupati da 6 persone, mentre al massimo possono accogliere 3 persone”.
Secondo Giuseppe Nicosia, che da detenuto ha varcato nel 2008 le porte del carcere di Caltanissetta, il “carcere è migliorato rispetto all’ultima visita. I detenuti si trovano bene sotto l’aspetto sanitario. Si fa socialità con le celle aperte, anche se la struttura è vecchia e non permette di svolgere attività. I detenuti inoltre lamentano la mancanza di attività scolastica per incrementare la cultura, ma il direttore ci ha assicurato che sarà avviato un corso di ragioneria”.

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