Campagna contro l’abbandono, Turturici: “Non ci sono scusanti ed è anche un reato”

Nota di Armando Turturici. L’abbandono del cane di famiglia – fenomeno purtroppo in continua crescita – porta delle conseguenze terribili. Innanzitutto, chi abbandona un cane, lo condanna. Lo condanna a dover sentire i morsi della fame e della sete, a soffrire il troppo caldo o il troppo freddo; lo condanna a prendersi le malattie, i morsi delle zecche, le fastidiosissime pulci; lo condanna a rischiare di finire sotto una macchina e, molto probabilmente, morire dopo ore di agonia. Abbandonare equivale a far soffrire terribilmente. Non ci sono né scusanti né attenuanti. Né, tantomeno, ci si può cullare sul fatto che “qualcuno” recupererà il vostro cane e lo porterà in salvo. Non è sempre così. Si può arrivare troppo tardi per salvarlo oppure il numero dei cani abbandonati è così spropositato che non si possono prenderli e salvarli tutti, specie se si tratta di cani adulti. Orbene, l’abbandono è sicuramente un comportamento morale da stigmatizzare ma non finisce mica qui: l’abbandono, ai sensi dell’art. 727 del codice penale, è un reato a tutti gli effetti, punito in Italia con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da 1000 a 10.000 euro. L’abbandono rappresenta, inoltre, la prima causa del randagismo, fenomeno che implica conseguenze non indifferenti dal punto di vista igienico, sanitario, sociale ed economico (ricordiamoci i costi del canile). Per i motivi appena espressi, vi prego di non prendere decisioni avventate, corrive: guardate negli occhi il vostro cagnolino e pensate a lungo alle conseguenze di questo gesto. D’estate gli abbandoni crescono sensibilmente perché si vuole andare in vacanza senza “zavorre”. Ok, non dovete portare con voi il vostro cagnolino. Esistono però le pensioni, i dogsitter. Fate un piccolo sacrificio, ne varrà la pena.

Armando Turturici

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