Caltanissetta, vittima delle leggi razziali Ugo Foà incontra gli studenti del “Volta”

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Testimonianza storica d’eccezione quella offerta a docenti e studenti dell’IISS A. Volta da Ugo Foa’, discendente da una famiglia ebraica oriunda di Napoli e vittima delle leggi razziali promulgate nel 1938. L’attività, coordinata dalla prof.ssa Sonia Zaccaria, coordinatrice del Dipartimento storico-sociale, ha previsto due incontri, entrambi tenutosi nella giornata di giovedì 31 gennaio, durante la settimana dedicata alla tradizionale Giornata della Memoria: il primo incontro indirizzato alle classi quarte e quinte dell’istituto, tenutosi in orario curriculare, il secondo ,pomeridiano, rivolto ai docenti ed al pubblico esterno.

In entrambi il signor Foa’, classe 1928, ha descritto, con pacata obiettività, le drammatiche e dirette conseguenze provocate dalle leggi razziali sulla vita della sua famiglia ed in particolare sulla sua infanzia: la sua traumatica espulsione dalla scuola, il licenziamento del padre, l’isolamento sociale conseguitone, l’esperienza tragica dei rastrellamenti, l’allontanamento degli amici, trasformatisi repentinamente in venali e vili delatori; inaudito anche il divieto imposto alle famiglie ebree di possedere piccioni viaggiatori, al fine di impedire loro ogni contatto con amici e parenti.

Il signor Foa’, la cui vicenda familiare è stata narrata anche dalla docufiction Rai Figli del destino, insieme a quella di Liliana Segre, Lia Levi e Guido Cava, ha rievocato le figure del nonno, rabbino e saggia guida della famiglia, quelle amorevoli dei genitori,ribadendo come la privazione dei diritti civili sia stata solo la prima fase di un programmato e machiavellico piano di annientamento di tutti gli Ebrei. Particolare amarezza ha poi manifestato il sig. Foà per l’inerzia dimostrata dalla Chiesa cattolica di fronte alle prime deportazioni e per l’imperdonabile indifferenza della società civile nei confronti del dramma vissuto repentinamente da tutti gli Ebrei di Roma e di Milano. Una delusione doppiamente cocente, se si pensa che l’essere Ebrei, ha sottolineato Foa’, era non più la neutrale indicazione di una tradizione culturale e di una professione religiosa, ma un’ostile etichetta affibbiata a quelli che erano sempre stati, semplicemente ed alla pari di tutti, dei “cittadini italiani”.

Per chi ha vissuto di persona questa drammatica esperienza, difficilissimo elaborare il trauma e raccontarla: il sig. Foà ha confidato di aver superato il pudore del proprio dolore e di aver trovato il coraggio di testimoniare solo dopo un quarantennio, spinto dalla ferma convinzione che testimoniare ai giovani la malvagità subita costituisca l’unico strumento di prevenzione delle ingiustizie. In entrambi gli incontri, studenti e docenti hanno posto delle domande di approfondimento a questo testimone eccezionale per la sua lucida imparzialità, come ha sottolineato il Dirigente Scolastico Vito Parisi, lodandone l’instancabile attività di testimonianza presso tutte le scuole d’Italia.

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