Caltanissetta, via traversa Elena diventa “via Gino Cortese”. Accolta la proposta dell’ANPI dall’Amministrazione Gambino

Sarà intitolata al Partigiano ed esponente del PCI, Gino Cortese, l’attuale via Traversa Elena del capoluogo nisseno, secondo la deliberazione della Giunta comunale del 16 dicembre 2021. Grande gioia e soddisfazione da parte dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che da tempo aveva formalmente chiesto alla Giunta comunale di intitolare a Cortese una pubblica via. Adesso i dirigenti nisseni dell’ANPI accolgono con favore l’accoglimento della proposta e ringraziano l’Amministrazione cittadina, guidata dal Sindaco Roberto Gambino e in particolare l’assessore Marcello Frangiamone per questo importante risultato.

La proposta dell’ANPI è arrivata in Municipio lo scorso anno, nell’ambito del progetto nazionale “L’Italia è Antifascista” promosso dal Forum delle Associazioni antifasciste e della resistenza. “Un segnale molto forte per la Città, che ha dato i natali a numerosi protagonisti della guerra di Liberazione dal nazifascismo – più di ottanta – con lo scopo di fare Memoria. Questa, insieme ad altre iniziative intraprese dai festeggiamenti dello scorso 25 aprile, consolida sempre più l’intesa tra l’ANPI e le Istituzioni della Repubblica, in questo caso con il Comune di Caltanissetta” – dichiara Peppe Cammarata, presidente del Comitato provinciale dell’organizzazione.

Con il nome di battaglia “Ilio”, Gino Cortese appartenne a quella coraggiosa generazione che lottò contro la dittatura fascista e l’occupazione nazista. Scelta non casuale, quella dell’ANPI, nell’individuazione del tratto tra la villa Cordova e gli edifici del centro storico, luogo in cui è cresciuto Cortese e in cui la famiglia gestiva il ristorante “Elena”, che fu visitato per un pranzo dal dittatore criminale Benito Mussolini nella visita del ’24 in città. Cortese sin da studente liceale, entrava nella cellula del Partito Comunista clandestino, guidata da Calogero Boccadutri (nome di battaglia Luziu) e dove incontrava personalità del livello di Pompeo Colajanni, Emanuele Macaluso, Gaetano Costa, Rita Bartoli, Gino Giannone, Michele Ferrara e Leonardo Sciascia, tutte in prima linea per la giustizia, la solidarietà verso gli ultimi, i minatori e i contadini che erano gli invisibili della società dell’epoca. Nel 1943 parte per Parma, come sottufficiale del Reggimento Guide e il 9 settembre dello stesso anno parteciperà, a Villa Braga, alla prima riunione costitutiva della Resistenza antifascista che sancisce l’inizio della lotta armata al fascismo. Riceve l’incarico di organizzare la resistenza in Val d’Enza come commissario politico della 47° Brigata Garibaldi (la Brigata dalla “testa calda”) e poi della Divisione Ottavio Ricci; sosterrà e proteggerà i compagni, verrà ferito, catturato e condannato a morte; si salverà grazie al bombardamento del carcere di Parma. Il 25 aprile del 1945, alla testa della brigata, libererà la città di Parma.
Tornato in Sicilia organizza attivamente il PCI nel nisseno ed è eletto deputato all’ARS per cinque legislature, dal 1947 al 1967, diventando capo del gruppo parlamentare del PCI.

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