Caltanissetta, omicidio Adnan Siddique. La tragica notte del 3 giugno poteva finire con un bilancio peggiore

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Poteva finire ancora peggio la folle serata di mercoledì 3 giugno in cui è stato assassinato il 33enne pakistano Adnan Siddique da un gruppo di quattro connazionali adesso in carcere. E’ un’ipotesi plausibile che emerge dalle parole di due testimoni che abitano al piano di sopra dell’abitazione della vittima, nella palazzina di via San Cataldo, una traversa di via Consultore Benintendi sede del mercato storico Strata ‘a Foglia.

Come si legge nel provvedimento di convalida dei fermi del giudice per le indagini preliminari Gigi Omar Modica, i due testimoni hanno raccontato agli inquirenti la stessa versione: due persone (che dalla voce hanno riconosciuto essere due degli aggressori) pochi minuti prima di recarsi nell’appartamento di Adnan Siddique avevano bussato violentemente alla loro porta con la pretesa di entrare profferendo pesanti minacce.

I due pakistani, gli stessi che hanno poi indirizzato i carabinieri nell’appartamento in cui i presunti autori dell’omicidio si erano rifugiati, sono rimasti immobili e in silenzio per far credere che in casa non ci fosse nessuno pur temendo che la porta venisse sfondata. Invece sono seguiti pochi attimi di silenzio e quindi il trambusto al piano di sotto dove si è consumato l’omicidio, poi la fuga a piedi. Muhammad Shoaib e Ali Shujat in direzione via Terranova e poi in via Fornaia a casa di un connazionale dove sono stati catturati poche ore dopo mentre Muhammad Chema Imran e Bilal Muhammad verso via Terranova e poi a Canicattì dove sono stati fermati il giorno successivo dai carabinieri. Tutto è avvenuto in cinque minuti come immortalato da una telecamera posta all’ingresso del palazzo. Dalle 22,14 orario d’ingresso nella palazzina dei primi due sospettati, alle 22,19 quando i quattro vengono ritratti all’uscita (Chema e Bilal entreranno alle 22,17). La chiamata ai carabinieri arriva alle 23,40, un’ora e venti minuti dopo.

I militari intervenuti trovano in strada alcune persone tra cui i due testimoni che indirizzano subito le ricerche. Tra loro c’è chi aveva denunciato in precedenza gli aggressori come lo stesso Adnan aveva fatto. I presunti autori dell’omicidio, secondo quanto riferito agli inquirenti, sarebbero coinvolti in dinamiche connesse all’intermediazione illecita di manodopera nei campi.

Nell’ordinanza del Gip si ritiene plausibile la premeditazione del reato che “con verosimile elevata probabilità avrebbe potuto consumarsi anche nei confronti degli altri cittadini pakistani oggetto della preliminare condotta all’aggressione del defunto Siddique Adnan” dal momento che “essi intendevano regolare i comportamenti dei denuncianti, a loro avviso responsabili della proposizione di atti di denuncia nei loro confronti”.

Si osserva anche “che vi sono palesi contraddizioni tra le due versioni (di Ali e Shaib, ndr.) sul numero di soggetti presenti sulla scena del delitto, sulla consapevolezza o meno da parte di Ali del motivo della visita, sulla dinamica dei fatti, sul ruolo svolto da ciascuno degli indagati”.

Le indagini del Norm e della Compagnia dei carabinieri di Caltanissetta, coordinate dal Pm Massimo Trifirò, proseguono quindi per attribuire un preciso ruolo ad ognuno degli indagati e chiarire movente e contesto in cui è avvenuto il delitto.

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