Caltanissetta, la Procura non impugna il verdetto: oculista nisseno assolto nel processo d’appello

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Va in ghiaccio il verdetto assolutorio per un oculista che era finito sotto accusa per truffa, estorsione e peculato. Sì perché adesso è divenuto definitivo. Lui che, a conclusione del primo grado del giudizio, aveva pure rimediato una condanna a poco più di 3 anni e 10 mesi per due delle imputazioni che gli erano state contestate, ossia truffa ed estorsione.

Poi in appello, nel febbraio scorso, è arrivato il colpo di spugna a tutte le accuse e, sovvertendo radicalmente il precedente pronunciamento,  il professionista è stato assolto  perché «il fatto non sussiste», a fronte di una richiesta, da parte dell’accusa, di confermare la condanna.

Quel verdetto emesso dalla seconda sezione della corte d’Appello presieduta da Maria Carmela Giannazzo (consiglieri Fabio Di Giacomo Barbagallo e Alessandra Giunta) adesso è cristallizzato.

Sì, perché la procura generale non ha impugnato la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte, così da renderla ormai immutabile. Nessuna ombra sulla condotta del professionista. Lo ha stabilito, adesso, indelebilmente la giustizia.

Così per l’oculista nisseno sessantanovenne Erminio Vincenzo Amato  (difeso dagli avvocati Giuseppe e Francesco Panepinto) che quattro anni fa è finito nei guai per due vicende giudiziarie, differenti tra loro, ma che sono poi confluite nella stesso calderone.

I fatti che sono stati contestati in precedenza al medico risalgono ad un arco temporale  abbastanza vasto, compreso nell’intervallo che va dal lontano 2003 fino al 2012

In merito alle ipotesi di truffa e peculato, l’indagine avrebbe preso le mosse dalle denunce presentate da un paio di sue pazienti. Le stesse alle quali – è stata la tesi dei magistrati – avrebbe proposto di risparmiare qualche euro rinunciando alla ricevuta fiscale dopo essersi sottoposte a visita specialistica. A farne le spese sarebbe stata l’Azienda sanitaria provinciale – che, però, non si è costituita parte civile – perché non avrebbe incassato la quota destinata alle casse della sanità pubblica. E di quelle visite mediche sarebbe stata all’oscuro. Ma, nel primo processo, l’oculista è stato riconosciuto responsabile di truffa, ma non di peculato.

Per quanto riguarda il terzo capo, l’estorsione, quella – secondo l’impianto della procura – si sarebbe consumata ai danni dalla sua ex segretaria,  più precisamente ex dipendente dello «Studio oculistico dottor Amato srl».

La donna, secondo quanto denunciato, avrebbe subito la cresta in busta paga. Pena il licenziamento. Questo, almeno, quanto ha sostenuto.

E, peraltro, al momento del suo licenziamento – che risalirebbe ai primi mesi del 2008 – sarebbe stata costretta a non chiedere il trattamento di fine rapporto. La prima sentenza ha poi riconosciuto il medico colpevole di estorsione dal 2008 al 2012 , mentre è stato assolto dal 2003 al 2008 .

Poi in appello l’esito del precedente procedimento è stato ribaltato. E ogni contestazione mossa a carico del professionista è finita in una bolla di sapone. Ora quell’assoluzione totale è assolutamente blindata. (Vincenzo Falci, Giornale di Sicilia)

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