Caltanissetta in testa per rincari alimentari. Ad aprile il doppio della media nazionale

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La città con i maggiori rincari alimentari è Caltanissetta, +5,7% su base annua, più del doppio rispetto alla media italiana, pari a +2,8%; prima di Trieste al secondo posto (+5,3%) e Palermo (+4,8%) al terzo. E’ quanto emerge dall’elaborazione dell’Unione nazionale dei consumatori sui dati Istat dei prezzi al consumo del mese di aprile.

Ad aprile l’inflazione registra una variazione nulla su base annua. Un effetto dovuto al lockdown a al crollo dei prezzi energetici. Si registra un andamento divergente per tipologie di prodotti. Per carburante ed energetici si assiste al fenomeno deflattivo mentre aumenta l’inflazione per i prodotti alimentari per via dell’aumento della domanda. Nel complesso i prezzi appaiono quindi fermi ma si nasconde una brutta sorpresa per le tasche dei consumatori: da un lato i ribassi come quelli dei carburanti non producono alcuna conseguenza, per via del blocco degli spostamenti, mentre la stangata del carrello della spesa, che aumenta di due volte e mezzo rispetto a marzo, da 1% a 2,5%, pesa sul portafoglio di tutti gli italiani.
L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i soli prodotti alimentari.

Il rialzo dei prodotti alimentari (+2,8% in media nazionale) produce una maggior spesa di 155 euro per una famiglia media, 213 per una coppia con 2 figli, 187 per una coppia con 1 figlio.

Il cibo (prodotti alimentari e le bevande analcoliche) è l’unica voce che durante l’emergenza Coronavirus non ha subito riduzioni delle vendite, come dimostrano i dati Istat sul commercio al dettaglio.

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